Poco più di una ventina di anni fa mi trovai a gironzolare tra i libri impilati in una vecchia libreria di Udine, oggi è chiusa, ma ricordo che era davvero fornita. Purtroppo ora non riesco a ricordare il nome, altrimenti lo scriverei. Una foto, tra le mille che bombardavano i miei occhi, mi colpì particolarmente. Allungai la mano e tirai fuori dalla pila polverosa di libri “La mia prima estate sulla Sierra” di John Muir (1838-1914). Il libro era parte di una collana molto interessante che già seguivo; “I Licheni” di Vivalda Editori e vista l’occasione feci uno sforzo comprai questo libretto per ben 35.000 lire!

Non avevo mai sentito parlare di Muir quando comprai il libro perché all’epoca non c’era internet e non c’era tutta quella possibilità di reperire informazioni che abbiamo ora. Niente FaceBook o altri social, quindi allora la cultura e l’informazione me le facevo leggendo i quotidiani, i romanzi, i saggi e ascoltando la radio o guardando (sporadicamente) la TV.

La foto di copertina che ritrae questo distinto signore ottocentesco immerso nei suoi libri con una lunga barba, dice tutto. Cominciai a leggere le prime pagine pigramente e poi proseguii bene nella lettura arrivando, nel tempo, a leggere tutto il diario (si tratta di un diario di viaggio) per ben tre volte nel giro di un paio di anni.

Nel 2020 mi è capitato di riprendere questo libro tra le mani e di rileggerne alcuni passi. Rileggere gli appunti che avevo posto ai margini della pagine e riprendere certe sue frasi, mi ha fatto riaprire gli occhi e mi ha aiutato a riflettere su molte problematiche, oggi attualissime.

Ma cosa è che colpisce di John Muir? Cosa è che rende così favolose le sue frasi e così mitica la sua figura, anche se così lontana da me culturalmente, temporalmente e geograficamente? Oggi su FaceBook si trova quasi ogni giorno un post con un aforisma di questo esploratore di fine Ottocento. Mi chiedo se le persone conosco realmente questa figura, se hanno letto quello che ha scritto o se pubblicano frasi e foto così a caso, solo perché oggi qualsiasi cosa di appena un po’ più profondo fa breccia (per dieci minuti poi si dimentica tutto).

In questo breve articolo voglio elencare alcuni passaggi tratti dall’ Estate..”, che mi hanno particolarmente colpito per il loro romanticismo, per la loro ingenuità e per l’amore che Muir esprimeva per la natura e l’esplorazione in generale. In alcuni passaggi si nota anche l’avversità che l’esploratore di origini scozzesi nutriva verso la ricca borghesia americana di fine Ottocento. Chiaramente non posso elencare tutto, ma spero che la lettura di singole frasi vi spinga poi a leggere il racconto intero per conoscere meglio il personaggio e non limitarvi agli aforismi che si trovano sui social.

L’estate di cui egli parla in questo libro è l’estate del 1869 (quando da noi in Europa l’Impero Austro-Ungarico era appena nato e non soffiavano ancora venti di guerra). Muir allora compiva circa trenta anni e aveva già deciso che avrebbe voluto vagabondare per il resto della sua vita. Ma vagabondare per un americano non significa fare il barbone e dormire avvolto nei giornali su qualche marciapiede in città. In Europa il vagabondo è una persona che vive d’astuzia dentro le pieghe della società cittadina e appartiene allo scenario per lo più urbano. In America invece il vagabondo (il così chiamato “tramp,” figura mitica in racconti e storie ancora oggi) è legato alla natura, alla campagna, al country e agli sconfinati paesaggi che questo Paese offre. Il vagabondo che scrive questo libro è il vagabondo che per partire non deve rinunciare a nulla, non deve fare che mettere un po’ di foglie di tè e un  pezzo di pane nel sacco (haversack) e saltare il cancelletto del giardino. Un po’ come facevano Kugy, Thoreau, Emerson, Catlin e moltissimi altri.

Il 3 giugno 1869 scrive dopo una giornata condurre le pecore: “ ..finito il pasto vengono nutriti i cani, i fumatori fumano accanto al fuoco e sotto l’influenza congiunta del tabacco e della digestione scende sui volti una pace quasi divina, simile allo sguardo meditabondo che si vede raffigurato sul volto dei santi”…” “il fuoco arde e scoppietta ancora un paio di ore; le stelle si fanno più lucenti; procioni, coyote e gufi rompono a tratti il silenzio, mentre il gioioso e interminabile concerto di grilli e ranocchie risuona così pertinente e perfetto da sembrare parte del corpo stesso della notte.”…”Sotto le stelle il gregge è una vasta trapunta grigia”.

7 giugno “.. Quanto al pastore, più grave è ancora il suo caso, soprattutto in inverno, quando vive da solo in una baracca di tronchi.” “..la solitudine è assai dura da sopportare per la maggior parte delle persone.”

13 giugno “..anche oggi tempo splendido, una di quelle gloriose giornate sulla Sierra in cui ci si sente come dissolti, assorbiti, spinti innanzi, non si sa dove”….” Non ci si preoccupa di risparmiare tempo o di affrettarsi più di quanto facciano alberi e stelle. Questa è la vera libertà..”

14 giugno “..questo luogo ha qualcosa di sacro, com’è dei luoghi in cui si può sperare di incontrare Dio”. Più tardi quando il campo dorme e giace avvolto nella quiete del sonno, torno sul masso e vi trascorro la notte: sotto di me, acqua corrente; sopra foglie e stelle. Il luogo è ancora più solenne che durante il giorno.”

30 giugno “.. Ripensando alla romantica incantevole bellezza, alla pace di questo luogo, questo giugno mi pare il migliore di tutti i mesi della ia vita, il più profondamente, divinamente libero…”.

14  luglio “..questo albero, robusto, resistente a tutte le intemperie, si nutre di sole e di neve e con questa dieta riesce a mantenersi in buona salute anche per un migliaio di anni..”

“.. il panorama delle vette della sierra, che non avevo mai visto, la veduta della valle di Yosemite dall’alto, il canto di morte del torrente, il suo volo sopra la parete immensa, ognuna di queste visioni basta a costruire il patrimonio di vedute di un uomo fino alla fine dei suoi giorni.“..giornata memorabile tra le memorabili- godimento da morire se ciò fosse possibile”.

Verso la fine dell’estate e del libro ..18 settembre “ gli indiani ci hanno indicato con grandissima preoccupazione un tratto del pianoro, supplicandoci di starne alla larga. Forse vi sono sepolti alcuni uomini della loro tribù.”

22 settembre..” qui termina il mio indimenticabile viaggio sulla Sierra..”..” allietato da tanta gloria, pieno di gratitudine e speranza, serenamente prego che mi sia concesso un giorno di tornare.”

Nel libro Muir indica i nomi delle piante con il nome scientifico di allora e dimostra di avere una buona cultura naturalistica oltre che ottime tecniche di orientamento naturale.

Il libro è corredato da alcune foto molto interessanti. Una delle più belle, a mio avviso, ritrae Muir con l’allora presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt ,nel Parco Nazionale di Yosemite(risalente al 1903). La curiosità è che Roosvelt era un appassionato cacciatore (tant’è che il nome “teddy bear “dato agli orsacchiotti di peluche deriva da Theodore perché era appassionato di caccia gli orsi grizzly, ma un giorno si rifiutò di sparare ad un esemplare cucciolo. Da qui il nome) , ma visto il rapporto di reciproca stima, diede a Muir la possibilità di essere il pioniere delle attività per la salvaguardia dell’ambiente e di fondare il Sierra (Nevada) Club a San Francisco, ancora oggi una delle istituzioni americane più attive nella salvaguardia dell’ambiente.

Il libro è stato tradotto in italiano già nel 1911 e, se vi piace la natura, se vi piace leggere, se amate le figure eroiche ottocentesche, se amate camminare e esplorare, se siete un po’ nostalgici e se apprezzate le scienze naturali, vi consiglio la lettura di questo diario di viaggio. Un viaggio vero, fatto a piedi.

PS: La foto è la copertina dell’edizione che ho nella libreria del mio studio. Vorrei tanto trasmetterlo ai miei figli e che lo leggessero quando saranno più grandi.

Articolo postato da: Happy Owl Tracks Guida Naturalistica

Potrebbe interessarti anche: Vivalda Editori; Sierra Club; John Muir Historic Site;