La settimana scorsa durante un corso di animal tracking in un bosco di carpini e castagni, uno dei partecipanti a cui era stato regalato il corso da un parente, si è fatto avanti chiedendomi con raffinato sarcasmo a cosa serve oggi essere in grado di decifrare impronte e segni degli animali selvatici.

La domanda fatta in quel modo e in quel momento mi ha lasciato un attimo senza parole.

A cosa servono le tecniche di animal tracking?

Dopo qualche secondo ho risposto che, si in effetti oggi non abbiamo necessità di seguire le impronte degli animali selvatici per vivere perché possiamo andare al supermercato e mangiare abbondantemente. Del resto non dobbiamo nemmeno raccogliere erbe spontanee o procurarci acqua e riparo.

Vista con questa ottica l’attività di tracking non porta a nulla, come non porterebbe a nulla qualsiasi altra attività outdoor che richieda impegno e non comporti il raggiungimento di una meta finale, come può essere l’escursionismo.

Imparare a decifrare e riconoscere i segni degli animali selvatici è molto ma molto di più.

Il tracking è una scienza ( si basa su cose esatte), se fatta bene è un’arte, in cui riesce a osservare le tracce degli animali nel loro ambiente, con l’obiettivo di capire e comprendere il comportamento (etologia) dell’animale seguito. Un ulteriore obiettivo è il capire più approfonditamente il rapporto che c’è l’animale tracciato e gli altri esseri viventi del sistema in cui vive.

La pratica del tracking necessita di sapere riconoscere impronte, resti di cibo, piste, posti di sosta, escrementi, odori e tutte le altre prove di presenza di un dato animale in un ambiente.

Un abile tracker sa riconoscere tutti questi segni e sa prevedere in anticipo i prossimi movimenti dell’animale seguito.

Chi pratica il tracking?

Anticamente durante la preistoria erano i cacciatori che seguivano gli animali per poi cacciarli, oggi invece tracciare è un’attività che fanno ricercatori per capire come si muovono gli animali senza la presenza di stressor esterni, cacciatori, appassionati naturalisti, agenzie di stato e forze dell’ordine (in questo caso si parla di human o man tracking).

In modo da poter identificare l’animale che ha lasciato uno specifico segno il tracker ha spesso un preconcetto di quello che potrà incontrare in un dato ambiente. Per questo motivo la sua conoscenza dell’ambiente in cui si muove è già notevole. Ma non è prudente affidarsi solo a questi schemi perché le decisioni prese troppo in fretta, anche solo dopo aver osservato velocemente il segno, posso risultare errate.  Anche se saperi e preconcetti possono aiutare nell’identificazione dell’animale, il tracciatore deve poi evitare di cadere nella trappola della certezza e mettere un’etichetta sulla traccia, perché si può sempre sbagliare. A volte si può sbagliare nel seguire una traccia che sembra di un unico esemplare e poi si rivela una traccia di più animali insieme. A volte la direzione si inverte improvvisamente senza spiegazione. Spesso per capire qualcosa di più da un’impronta è necessario chinarsi e osservare le ombre, i margini, la zona più profonda o quella meno marcata.

Insomma non si finisce mai di imparare…

Un tracker non si può limitare a guardare i segni davanti ai suoi piedi ma deve sempre avere un’idea generale di tutto l’ambiente in cui si trova e mantenere alta la concentrazione in generale. Deve saper ascoltare, annusare e anticipare le mosse dell’animale che segue. Osservare il minimo dettaglio è importante e stancante e chi svolge attività di tracking, anche se può non sembrare, consuma davvero molte energie.

Per poter davvero capire e anticipare i movimenti di un animale il tracker deve conoscere molto bene l’ambiente in cui si sta muovendo e deve sapere bene con chi ha a che fare. Spesso deve pensare come l’animale stesso e deve mettersi nei suoi panni, perché al contrario di quello che pensiamo, gli animali non sono certo stupidi e ogni loro mossa è ben calcolata.

Basti pensare che un animale selvatico difficilmente si metterà a mangiare sottovento se ha sentito qualche odore sospetto o si metterà a procedere a zig zag in un ambiente impervio, consumando un sacco di energie. O no?

Provare a decifrare i segni che vediamo durante un’uscita in bosco non è semplicemente una serie di nozioni da imparare a memoria e basta. Capire il comportamento degli animali, capire il loro ambiente, investigare, ricordare a memoria suoni e versi, è un modo di mettere in moto i nostri assopiti sensi. Rimetterci a lavorare in ambiente outdoor senza dover necessariamente camminare ore e ore è piacevole, utile, costruttivo e aiuta a conoscere i nostri boschi e i nostri animali.

Vieni a frequentare uno dei prossimi corsi di animal tracking,scoprirai molte cose nuove, ti divertirai e vivrai una bella esperienza.

Se vuoi informazioni per un corso in trasferta scrivi.

Articolo scritto da: Happy Owl Tracks Guida Naturalistica