Parecchie persone in quest’ultimo anno, mi hanno chiesto perché abbia scelto una civetta come simbolo dell’attività che svolgo come Happy Owl Tracks. Per chi non lo sapesse la parola owl in inglese significa non proprio civetta, ma è il termine con cui si designano tutti i rapaci notturni. Il nome in inglese della civetta è little owl. Ho adottato il nome di Happy Owl Tracks perché faccio molta attività con visitatori stranieri (prima e, spero anche dopo, questo magico 2020…) e mi serviva un qualcosa che fosse comprensibile a tutti. Ma la civetta come simbolo è qualcosa che reputo davvero speciale, è un porta fortuna ed è anche un simbolo, contrariamente a quello che si pensa dal Medioevo in avanti, di saggezza e buon auspicio. Il logo poi è completato da una foglia di quercia, anch’esso simbolo di robustezza, longevità e essenzialità, ma questo è un altro discorso.

Come posso presentare questo simpatico volatile? La civetta è un piccolo uccello rapace, dalle dimensioni simili a quelle di un merlo ma dalla forma più tozza, appartenente all’Ordine degli Strigiformi e alla Famiglia degli Strigidi, insieme al gufo, all’allocco e ad altri rapaci notturni che vivono alle nostre latitudini. Questo piccolo animale, all’apparenza innocuo, è un formidabile predatore che grazie alla sua ampia valenza ecologica, vive bene in gran parte del nostro continente.  Attualmente se ne conoscono 13 sottospecie e il nome scientifico della sottospecie nominale che vive da noi in Italia è, Athene noctua. 

Lascio stare la descrizione del piumaggio in quanto on line si trovano decine e decine di siti con ottime fotografie e passo direttamente agli aspetti che più mi interessano di questo piccolo rapace: il comportamento e il fatto che da sempre abbia “stregato” gli uomini, arrivando ad essere uno dei pochi animali raffigurati ancora oggi sul conio da un euro di uno Stato europeo. La civetta è presente sin dai tempi antichi nell’area del bacino del Mediterraneo e nei secoli, l’uomo ha influenzato nettamente lo spazio vitale di questo predatore dalle abitudini sedentarie e crepuscolari, lavorando la terra e allevando animali. Oggi la specie è distribuita, non omogeneamente, un po’ in tutta Europa dove le temperature non scendono al di sotto in media dei 17° nel mese di luglio, cosa che ne preclude la diffusione in Scandinavia e Finlandia. E’ presente in Gran Bretagna grazie a delle immissioni.

E’ un uccello con l’abitudine di cacciare sul terreno e preferisce gli ambienti aperti e non disdegnando la vicina presenza dell’uomo, tanto da divenire il rapace più comune nelle città italiane. Da noi il suo areale ottimale va dal livello del mare ai 600 metri di quota, con un picco record europeo registrato nel bergamasco, dove è stata avvistata oltre i 1200 metri di altitudine. Animale non proprio tipicamente notturno, la civetta può essere infatti attiva anche nel tardo pomeriggio e di prima mattina, ma resta comunque vigile anche nel resto della giornata. Carnivora come tutti gli Strigiformi, riesce ad ingoiare le prede intere, salvo poi rigurgitare – sotto forma di inconfondibili borre, peli, piume, denti, ossa, guscio cheratinizzato degli insetti – tutte le parti che non possono essere digerite. Predilige, in particolare grossi insetti come imenotteri e i coleotteri, che caratterizzano anche l’80% della sua dieta. Quando riesce, preda anche piccoli vertebrati, tra cui i rettili. Purtroppo le attività umane degli ultimi decenni hanno limitato parecchio la disponibilità trofica della civetta a causa del largo utilizzo di insetticidi e questo ha portato ad una riduzione del numero di coppie di questo predatore, soprattutto nelle aree agricole. A causa dell’intenso utilizzo di insetticidi sempre più potenti, dopo i primi anni novanta del Novecento, la civetta stava abbandonando Paesi come Austria, Belgio, Olanda, mentre in Svizzera risultava quasi estinta. Un’altra causa della sua diminuzione è stato anche il lungo utilizzo di questo animale a scopi venatori, visto che serviva come zimbello per la caccia alle allodole (pratica vietata solo dal 1992). In Italia, al contrario, il numero di coppie nidificanti è sempre stato buono e oggi la presenza risulta essere di almeno 75.000 coppie in tutta la penisola (stima al ribasso).

Recenti studi condotti nel bernese e nel friburghese, in Svizzera, hanno valutato nuove possibilità per la conservazione di questo utile animale. Sembra che gli incaricati della Stazione Ornitologica, dopo anni di tentativi, siano riusciti, studiandone gli spostamenti (spostamenti provvisori e erratismi stagionali di 30-100 km) a raggiungere risultati soddisfacenti con un timido ma concreto ritorno delle civette nel loro territorio.

Ma per capire il presente è sempre necessario fare un passo indietro e parlare, anche se a grandi linee, di un po’ di storia.

Nell’antica Grecia, la civetta era contemplata e venerata come un animale “sacro”, tanto da divenire simbolo di Atena, dea della saggezza. Atena raffigurava la sapienza e la prudenza: l’occhio della civetta, si narrava, brillasse nella notte come il saggio emerge nel popolo. In realtà lo spunto per la “sapienza” sembra sia stato colto dai filosofi che osservarono la fisionomia dei suoi occhi e del becco. Videro in essa i tratti e i contorni della lettera φ (fi), simbolo dell’alfabeto greco utilizzato per indicare le discipline filosofiche. Ma le civette erano ritenute magiche anche da altri popoli. Capaci di volare e vedere nell’oscurità quando gli uomini non riuscivano a distinguere nulla, erano divenute l’icona della forza della scienza e del sapere anche per gli Egizi. L’ultima chicca riguarda il nome volgare “civetta “ che in greco antico è γλαῦξ (glàux), sostantivo coniato dall’aggettivo γλαυκός (glaukòs), che significa “chiaro”, “lucente”, “brillante”, proprio come gli occhi della civetta, che da adulta sono giallo intenso.

La prossima volta che vedi un civetta che ti osserva da una fessura di un muro di una vecchia casa, avrai modo di assaporare quel momento.

Articolo postato da Happy Owl Tracks Guida Naturalistica

Per saperne di più su civette e gufi guarda il sito del Gruppo Italiano Civette

Vedi anche “Sulle Tracce dei Gufi” di M. Mastrorilli e LIPU