Uno degli aspetti che più mi piacciono del mio lavoro, che è anche una delle mie più grandi passioni da sempre, è che non si finisce mai di imparare.

A dire il vero sono io che ogni giorno mi spingo alla ricerca di qualcosa che non so nemmeno io dove posso trovare o cosa possa essere. Se sono in bosco continuo a raccogliere erbacee, frutti, fiori o cortecce e cerco di scoprirne e sperimentarne gli utilizzi. Stessa cosa se sono in acqua.

Se sono con qualcuno che ne sa più di me non mi faccio pregare a fare domande, supposizioni e ..figuracce ma non importa. Esperimenti ne faccio da sempre e soprattutto mi interesso di piante e erbe alimurgiche (alimurgia: scienza che riconosce l’utilità di cibarsi di piante) e medicinali andando a spulciare vecchi libri e riviste sull’argomento.

Gli utilizzi che i popoli nativi facevano e fanno tutt’ora di determinati elementi mi affascina e a volte mi aiuta a capire, più da vicino, le difficoltà che in passato le persone incontravano nelle loro situazioni quotidiane. Diciamo che secondo me può anche essere un modo per capire meglio certe dinamiche e certi aspetti, che agli occhi dell’uomo moderno, inchiodato sul display dello smart phone, sfuggono.

Qualche settimana fa una mia conoscente mi ha spiegato che dalle sue parti (in Inghilterra del Nord) è abbastanza comune fare una specie di liquore con le foglie del faggio (Fagus sylvatica). Intendo abbastanza comune tra gli appassionati foragers o bushcrafters del luogo.

Secondo lei il liquore è molto buono e mi ha consigliato caldamente di provare appena sarà possibile. C’è bisogno di foglie giovani, quindi l’esperimento lo farò solo la prossima primavera.

Il nome di questo liquore è “Beech Leaf Noyau” ( molto noto in Inghilterra) e la parola francese “noyau” indica il nocciolo, il fulcro, la parte centrale di un frutto (e non so a cosa si riferisca in questo caso).

Mi ha scritto gli ingredienti che usa e in sostanza, per fare un ottimo liquore servono:

  • 500 ml di gin (non serve che sia di altissima qualità)
  • 200 gr di zucchero
  • 1 lt di acqua
  • 1 sorso di brandy
  • 15 – 20 foglie fresche di faggio che possano stare tutte in un contenitore di vetro.

Le foglie devono essere freschissime, verdissime e morbide. Masticandole dovrebbero sapere di limone. Copriamole con il gin lo zucchero e l’acqua.

Alla fine diamo buttiamoci dentro la sorsata di brandy e riponiamo il contenitore di vetro, ben sigillato in un luogo fresco asciutto e buio.

Dimentichiamocelo per tre mesi e ogni tanto ricordiamo di andare ad agitarlo (due o tre volte al mese).

Dopo i tre mesi si filtra il liquore e si tolgono le foglie (o quel che rimane) dalla bevanda.

Sembra che il risultato sia sorprendente e che renda tutti molto più allegri, proprio come un tempo, quando le persone adoperavano questi metodi per alternare i sapori delle loro serate di festa!

NB: Se non vi fidate non provate. Non mi prendo responsabilità. Questa ricetta non la conoscevo e la proverò solo il prossimo anno. Vi saprò dire ma se voi sapete già qualcosa e volete scriverlo…perchè no ? Sarebbe bello avere dei commenti

Articolo postato da: Happy Owl Tracks Guida Naturalistica

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