Sembra che in questi ultimi tempi ci sia stata un’esplosione di popolarità per gli sport legati alla montagna. Sicuramente l’effetto COVID ha aiutato molto ma questa tendenza, si è visto che è in atto già da qualche anno. In questo breve articolo vorrei analizzare un po’ più approfonditamente i motivi che portano in montagna le persone. Ma voglio prendere in considerazione anche l’aumento di praticanti di attività e sport legati all’ambito outdoor in generale, visto che la montagna è legata ad altre attività, tutte affini tra loro.

Come prima cosa vorrei chiarire cosa si intende per outdoor, parola che a me personalmente piace molto, forse per il retaggio ricevuto negli anni Ottanta, quando nel negozio di articoli sportivi dei miei, ammiravo per ore le foto dei primi cataloghi di brands di oltre oceano come Patagonia, North Face e Lowe Alpine.

Per attività outdoor in genere si indicano delle attività ludico sportive che si praticano all’aperto in aree non attrezzate o preparate come l’alpinismo, il trekking, la pesca nei laghi o torrenti, kayak, sci escursionismo, MTB, bushcraft, caccia, orientamento, escursionismo e molte altre.

La cosa bella è che praticare l’outdoor non implica la competizione o l’appartenenza a federazioni o associazioni, quindi la base è la totale indipendenza da parte del praticante che, almeno per ora, può scegliere come fare le sue attività preferite nella natura, senza troppe restrizioni o regole associative. Praticare attività outdoor ci permette di auto-organizzare le nostre uscite, di vivere in simbiosi con l’ambiente e di poterlo fare liberamente senza costi o ingressi.

Per dare un’idea dei diversi gradi di coinvolgimento di un’attività, ho recuperato da un sito inglese una interessante scala di valori che definisce le attività in questo modo:

RICREATIVO:

E’ la modalità più praticata di tutti gli sport outdoor (il successo di catene commerciali come Decathlon e Cisalfa ne è la conferma), in quanto la maggior parte dei praticanti non approfondisce ma si limita a vivere qualche emozione che l’attività può dare. La frequentazione di massa dei rifugi alpini e escursionistici raggiungibili in auto è uno degli aspetti più eloquenti dell’attività ricreativa. Le persone arrivano, parcheggiano nei paraggi, fanno una passeggiata e vanno a mangiare. Spesso solo c’è il sole. Tutti restano abbondantemente entro i limiti della loro “zona comfort” mentale e la domenica fuori città resterà un ricordo, bello, tra i tanti.

AVVENTURA:

Un’avventura la si vive quando si lascia spazio a un po’ di imprevisti, quando lasciamo spazio all’incognita del meteo che potrebbe rovinarci o farci cambiare i piani. L’avventura la viviamo quando raggiungiamo il, limite della nostra zona comfort ma non ne usciamo e riusciamo a tenere sempre la situazione sotto controllo. In genere chi vuole vivere avventure ha un minimo di esperienza e di preparazione fisica e mentale. E’ uno step distante dal ricreativo.

AVVENTURA SPINTA:

L’avventura si ha quando si è supera abbondantemente il limite della nostra zona comfort, siamo sottoposti a prolungati stress sia negativi che positivi e se tutto va bene, torniamo a casa stanchi ma soddisfatti. Chi vive avventure spinte in genere è una persona che ha un bisogno costante di stimoli nuovi, ha molta esperienza e un alto grado di preparazione fisica e tecnica.

DISAVVENTURA:

La disavventura avviene quando qualcosa va storto. Quando qualcuno si ferisce, quando ci si perde sotto una tempesta di neve o si resta senza mangiare per tre giorni.

Può capitare che la disavventura derivi da comportamenti sbagliati da parte di tutti i tipi di frequentatori degli ambiti outdoor indipendentemente dal loro grado di preparazione. Parlo di campeggiatori, cacciatori, escursionisti, trekkers, pescatori, sciatori eccetera, anche non necessariamente esperti.

Ma perché oggi più che trenta o venti anni fa, ogni fine settimana si riversano nei boschi e sui monti orde di persone equipaggiate più o meno bene, tutte alla ricerca della grande fuga?  Fuga da cosa?

La risposta è semplice: perché viviamo un quotidiano sempre più insano e opprimente; perché le nostre città ormai ci vanno strette come le nostre case. Perché la ripetizione dei processi mentali e schemi fisici che il nostro quotidiano richiede ci annienta e ci fa ammalare. In sostanza vogliamo cambiare ambiente e cercare luoghi nuovi che ci facciano sentire liberi, ci facciano ricaricare le batterie e ci facciano stare bene. Quale ambiente è meglio di un ambiente selvaggio lontano da tutto e tutti?

Oltre a questi motivi, è risaputo che solo il fatto di stare all’aperto in un bosco è di per se già salutare, porta benefici rivitalizzanti sull’umore e sviluppa l’utilizzo sensoriale. Stare in natura ci fa sentire più sereni e, praticare attività facili camminare, andare a funghi o anche trascorrere una notte in campeggio, aumenta sensibilmente il senso di benessere (con la produzione di serotonina) e il senso di autostima.

La mia personale idea è che l’aumento di frequentatori della montagna, dei boschi e dell’outdoor in generale, è coinciso con l’esplosione dei social. Molte persone che hanno in comune più interessi si sentono appartenere ad una tribù che sui social immancabilmente è ampiamente rappresentata. (Il tema del gruppo o della tribù è nato ad esempio negli anni novanta, quando ricordo la differenza che c’era tra noi “antiquati” sciatori e gli snowboarders che si presentavano sulla neve vestiti in jeans extra size e avevano dei comportamenti singolari).

Credo che i nuovi modi di fare marketing offerti dai i social media, abbiano permesso alle aziende del settore (dai molti produttori di attrezzature e abbigliamento, al wellness,  alle figure professionali legate al turismo e tutto il comparto della ricezione e ospitalità), di fare balzi da gigante e raddoppiare i fatturati in pochissimo tempo.

Guardando qualsiasi pubblicità su riviste (cartacee e on line) specializzate in sport all’aria aperta o turismo, vediamo immagini che ci fanno credere che fare un 6° grado in ambiente o camminare tre giorni con uno zaino da 20 kg sia una cosa semplice, alla portata di tutti e fattibile in qualsiasi week end (perché in molti casi restiamo a parlare di praticanti del fine settimana).

Ma questo trend ha portato a creare una certa confusione tra i praticanti novizi delle varie attività e spesso capita che le persone confondano una cosa per l’altra o non capiscano il senso di una attività e che qualsiasi cosa stiano facendo non è una passeggiata sotto i portici. Chiediamolo al Soccorso Alpino (oltre10.000 interventi nel 2019. Fonte CNSAS) che ha la maggiore frequenza di interventi proprio nei mesi estivi e nei giorni festivi.

Per continuare a far crescere il business dello sport outdoor oggi i guru del marketing in collaborazione con i, così chiamati “influencers” , si sono inventati discipline incredibili come il powerwalking, il bunge slingshot (la fionda umana), la slackline (camminare su una fettuccia come un funambolo), dallo zorbing (rotolare in discesa dentro una sfera) per non parlare del wolf howling (passeggiate notturne per monitorare e DISTURBARE i lupi, fino alle camminate in compagnia dei lama e molte altre. Il turismo outdoor rende moltissimo in termini economici per le aziende del settore soprattutto se si considera che la maggior parte di queste discipline non richiede investimenti particolari in infrastrutture, perché sfrutta ambienti e luoghi che già esistono in natura o che sono nati per altre finalità. Inoltre i professionisti del settore, al momento in Italia, no godono di quella considerazione che invece hanno all’estero e un loro intervento non viene percepito come “prezioso” o necessario dall’utente finale. Quindi anche questo rende l’attività scelta a portata di sempre più persone.

Il dato che voglio far notare è che con l’aumento dell’età media della popolazione sono riusciti a portare l’età media del turista outdoor ai 44,3 anni! (2019- fonte il sole24h).

Chiudo questa breve analisi dicendo che va benissimo frequentare i monti, i fiumi e i boschi, ma in questo 2020 ho visto scene da film dell’orrore. File di persone che per ignoranza  insistevano su un solo sentiero, folle fuori un unico rifugio in fila ad aspettare di entrare per bere una birra, pericolosi passaggi alpini affrontati in gruppo chiacchierando o schiamazzando addirittura, cani liberi di scorazzare e attaccare i selvatici (e le persone!) perchè i padroni non volevano saperne di tenerli al guinzaglio. Per non parlare delle grigliate nei pascoli alpini a pochi metri dalle auto parcheggiate ai bordi delle carreggiate provinciali. E i tanti rifiuti lasciati sui sentieri, davvero troppi.

Io personalmente non credo che questo sia praticare attività outdoor e valorizzare l’ambiente in cui viviamo. Questo è consumismo. Puro e senza freni. Il tutto a spese di persone che come unica fonte di sapere hanno i social e credono a tutto quello che le aziende si inventano per fare fatturato. A spese loro.

Credo onestamente e limpidamente che godersi una bella giornata fuori cogliendo i veri valori dell’essere in natura, camminare lentamente o sciare in un silenzioso bosco innevato e imparare ad amare la natura e noi stessi, sia molto più facile e meno costoso. E’ solo questione di tempo. Tanto tempo dedicato con passione e consapevolezza a fare una certa cosa.

Se poi qualcuno volesse affidarsi ad un professionista o una Guida (si un essere umano professionista che ti parla dei luoghi, ti racconta le storie e ti fa vivere delle emozioni tramite una vera comunicazione di parole e sensazioni), credo che sarebbe la scelta migliore per poter vivere pienamente l’esperienza, in tutta sicurezza e potendo apprezzare i segreti più o meno nascosti delle tecniche o dei luoghi in cui si trova.

Il rapporto umano, i consigli che una Guida esperta può dare sui luoghi, sulle attrezzature, sulle possibilità di fare certe attività o di non farle e la sicurezza, sono aspetti che NON HANNO PREZZO e aumenterebbero notevolmente la qualità del tempo trascorso all’aperto delle persone.

Articolo postato da: Happy Owl Tracks Guida Naturalistica

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