Nella sperduta Doline Trente (Val Trenta in italiano) , ai margini del Parco Nazionale del Triglav, in Slovenia, è ancora oggi molto viva la memoria della guida Anton Tozbar, conosciuto da tutti come “Spik” (in sloveno Spik vuol dire punta aguzza, spuntone. Spik  è anche il nome di una delle vette più celebri delle Giulie, 2.472 mt). Tozbar era nato a Trenta nel 1835 e per tutta la vita ha vissuto e lavorato nei boschi di peccio e faggio delle sue montagne come boscaiolo, cacciatore, contadino. Tozbar non era una persona colta ma conosceva molto bene la flora alpina delle sue montagne, parlava lo sloveno e il tedesco perfettamente e sapeva farsi ingaggiare dai turisti/ alpinisti dell’epoca, i quali spesso lo assumevano come guida. Quando qualcuno arrivava in valle per aprire qualche via alpinistica o per salire qualche valico e chiedeva di una guida, la gente del posto consigliava immancabilmente Spik. Bisogna pensare che allora i sentieri non erano segnalati come ora e che affidarsi a una buona guida locale era di vitale importanza. Tozbar era sempre stato un personaggio controverso a cui erano legate molte storie locali.

Durante una battuta di caccia all’orso nell’aprile del 1871, Tozbar subì un incidente molto grave. L’anno prima era ricomparso in valle un orso che face parecchi danni. I cacciatori organizzarono diverse battute di caccia e quel giorno di aprile, dopo un lungo inseguimento nella neve, finalmente Spik avvistò l’orso. Da bravo e abile cacciatore gli cacciò un bel colpo di fucile nella parte posteriore del collo. L’orso non cadde a terra ma fuggì barcollando e sanguinante dentro un fosso, provando ad allontanarsi dal cacciatore. Tozbar attese qualche istante e quando l’orso sparì dalla sua vista inseguì  la pista insanguinata per finirlo, si avvicinò e sparò alla belva ancora un colpo nel petto. L’orso cadde rovinosamente in uno stretto passaggio tra due rocce ma quando il cacciatore dopo un po’ si avvicinò all’animale, questi riprese vita e cominciò un drammatico corpo a corpo tra i due. Prima di cadere a terra finito l’orso riuscì a staccargli la mandibola, lasciandolo senza lingua, piantò gli artigli nella spalla destra aprendogliela e gli morse la gamba destra staccandone un lembo.

Sentendo le urla, un altro cacciatore del gruppo corse a soccorrere il ferito trovandolo in un pozza di sangue. Insieme agli altri (la caccia grossa non andava mai fatta in solitaria!)  lo caricarono a turno sulle spalle e lo portarono a valle dal medico del villaggio. Sembra che alcuni componenti del gruppo avessero provato invano a cercare i resti della mascella e la lingua dell’uomo, ma questa notizia, in seguito, sembra che non sia stata verificata.

Spik miracolosamente sopravvisse e la notizia arrivò veloce come il fuoco in tutte le valli vicine arrivando fino a Bled e Bohinj. Da quel giorno però indossò sempre una sciarpa e un paio di baffi posticci per nascondere i denti ben in vista perchè senza labbro. Mangiò per il resto dei suoi giorni dei cibi che riduceva personalmente in poltiglia e poi tracannava tramite una specie di piccolo imbuto che si ficcava in gola. Era uno a cui piaceva scherzare, bere e stare con la gente. Dopo l’incidente continuò a vivere lavorando come boscaiolo e guida e la moglie gli diede ancora più di un figlio. Fu la prima e indimenticata guida sulle Giulie Orientali, del celebre poeta e alpinista Julius Kugy, che nelle sue memorie lo descrisse con grande stima e affetto. Kugy diceva che oltre ad essere un’abile e esperta guida, Spik era il miglior cacciatore di camosci che avesse mai incontrato. Kugy scrisse anche della confidenza che un giorno Tozbar gli fece, dicendogli che spesso gli tornavano in mente “.. i piccoli occhi della bestia ferita che bruciavano di rabbia e di dolore e che tremolavano vicino, molto vicino, sopra di lui.”

Una leggenda arrivata fino a noi, narra che un giorno Spik si fece accompagnare da un dentista a Ljubljana con un mal di denti terribile (della mascella ovviamente) e che quando il dottore gli tolse la sciarpa e vide che l’uomo era senza mandibola, svenne dallo shock. Sembra che poi dovettero portarlo da un medico militare ben più avvezzo a certi spettacoli!

Uno come Anton Tozbar non poteva salutare la vita a casa seduto davanti al camino. Morì in un incidente di bosco pochi giorni prima del nevoso Natale del 1891. Era uscito in compagnia del figlio e in circostanze poco chiare, rimase travolto da un tronco di abete che stava muovendo. Lasciò una vedova e sei figli che in seguito vennero aiutati dalla comunità e anche dal Kaiser, grazie alla fedeltà, al senso del sacrificio e alla lealtà del defunto durante tutta la sua faticosa vita.

Ancora oggi in Val Trenta si sente la sua presenza. Chi arriva da fuori valle può fermarsi ad osservare sul muro di una casa un’ ingenua raffigurazione dell’incidente mortale di Spik. Fino a una ventina di anni fa, si poteva ancora visitare la sua tomba nel piccolo cimitero della valle, vicino la chiesetta di S.Maria e poco distante dalla sede del Parco Nazionale del Tricorno.

 

-non bisogna scherzare con gli orsi e nemmeno con i tronchi coperti di neve-

A.F.

—————————————-

Articolo scritto da: Happy Owl Tracks  Guida Naturalistica bty

Vedi anche: Triglav Parco Nazionale; Valle dell’Isonzo