Dopo l’equinozio d’autunno la luce cambia e le giornate cominciano ad accorciarsi così evidentemente che persino noi riusciamo a notarlo nonostante si viva oramai alienati nelle nostre piccole orbite cittadine. Chi invece ha la fortuna di poter seguire il ritmo delle stagioni avrà notato già da un po’ il cambiamento dei colori degli alberi, l’aria fresca sulla pelle la mattina e la sera e avrà già “annusato” il profumo dei frutti autunnali. Girando per i boschi di collina in una bella giornata di sole è facile imbattersi in qualche melo o pero inselvatichito, qualche nobile castagno e molte querce.

E’ piacevole e rilassante camminare all’ombra di questi grandi alberi che donano un paesaggio antico quasi mitico e, almeno per quello che riguarda me, mi regalano serenità e tranquillità di spirito.

I castagni sono alberi che ho conosciuto dopo essermi trasferito in Veneto perché dove abitavo prima, sulle Alpi Giulie, il clima non permette la crescita di questo prezioso e maestoso albero che ama invece climi più temperati.

Il nome scientifico del castagno è Castanea sativa (dal latino castagno derivato probabilmente da Kastànaia una località famosa per i propri frutti, e sativa, da satum participio passato di sero, piantare o seminare, che si semina), e oggi lo abbiamo ascritto nella Famiglia delle Fagacee. Questo albero (di cui è difficile risalire all’areale originario anche se sembra sia stato importato dal Medio Oriente) si trova un po’ in tutte le regioni d’Italia e può arrivare al massimo ad una quota di 1100 mslm, oltre la quale, in genere non resiste. Sembra che in molte zone, anche del Veneto, sia stato introdotto dai Romani, che lo hanno portato anche a nord delle Alpi.

Quando vedo uno di questi grandi alberi non posso non fermarmi un attimo a studiarlo  e pensare a quando è stato seminato, visto che sono esseri molto longevi che possono arrivare anche a 3500 anni di età (ma le radici sicuramente di più…).

Questa pianta un tempo era parte integrante dell’economia delle famiglie che si radunavano per  raccoglierne i frutti (il frutto composto è un trimoso, racchiuso in un involucro spinoso che a maturità si apre e rilascia due o tre acheni che noi chiamiamo castagne) per farne farina, vendita, scambio o, più raramente, venivano semplicemente consumati.

Oggi la coltivazione di questa pianta non è più così importante per l’economia ed è fortemente regredita a causa del cambiamento sociale, ma ancora di questi tempi il castagno ha un discreto valore economico. Oltre al frutto che contiene amidi, zuccheri e grassi, ogni sua parte viene utilizzata; il legno per la sua durezza e compattezza era, ed è ancora, usato per costruire pali, mobili, infissi e travi (molti dei colmi e dei canteri usati per sostenere i lastroni dei tetti in rosso ammonitico delle malghe in Lessinia, sono in castagno). La corteccia esterna contiene prezioso tannino utile per la concia delle pelli (quelle di qualità..) mentre quella interna un tempo veniva adoperata come seconda esca per il fuoco. Purtroppo questo albero è minacciato da due malattie, provocate da funghi parassiti che vengono chiamate “mal d’inchiostro” e “cancro della corteccia” per via dei grandi buchi che causa nel tronco degli alberi più grandi. Il legno però non è un buon combustibile perché, chiunque abbia mai acceso un fuocherello, si sarà accorto che brucia velocemente, scoppiettando e senza produrre troppo calore.

 

In Lessinia, vicino a Verona e sul Monte Baldo è possibile fare piacevoli camminate autunnali all’ombra di questi monumentali senatori. Con un po’ di fortuna, e se l’annata è buona, è anche possibile raccogliere una manciata di castagne e poi gustarsele abbrustolite con un buon bicchiere di rosso. Perché dovremmo lasciarci sfuggire questa appetitosa occasione di fare un pieno di energia positiva e fare un balzo indietro nel tempo, solamente restando ad ammirare il portamento e la chioma colorata di questi alberi? Potremmo così cominciare il nostro percorso di ri-avvicinamento alla Natura…o sbaglio?

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Articolo scritto da: Happy Owl Tracks 

Happy Owl Tracks Guida Naturalistica è un progetto autonomo che ha come obiettivo, quello di far vivere alle persone delle autentiche esperienze in natura, cercando di riaccendere quell’interesse ormai perduto per i ritmi naturali, le cose semplici, i rapporti diretti e la realtà.