Una ventina di anni fa stavo correndo in un bosco a me molto familiare. Ero in un bosco di faggi misto abeti rossi in una zona montuosa nelle Alpi Giulie, non molto distante dall’attuale confine con la Slovenia. Era credo il mese di ottobre e il bosco autunnale, con i colori sgargianti di un pomeriggio di sole, era al massimo della bellezza stagionale.

Stavo bene fisicamente e, visto che conoscevo adeguatamente la zona, stavo pregustando l’esperienza della mia corsa fuori dai sentieri tracciati. Ad un certo punto mentre mi stavo incorrendo tra i colorati alberi calpestando rumorosamente le foglie secche sul terreno, ho cominciato a sentire un senso di pesantezza, poi un senso di blocco e successivamente la mente ha cominciato a riempirsi di brutti pensieri. Rallentando la corsa ho poi cominciato a camminare velocemente poi sempre più lentamente fino a fermarmi del tutto, sotto un grande abete rosso vicino ad una torbiera e una piccola radura con erbe secche molto alte. Silenzio. Venticello leggero sulla pelle. Qualche corvide in volo in lontananza. Frusciare di foglie al vento. Profumi d’autunno. Ho cominciato a guardarmi attorno cercando di capire cosa stava accadendo e a sintonizzarmi con il luogo. Prima un albero poi l’altro e poi l’altro ancora. Ho toccato il tronco e i rami di molti alberi uno a uno cercando di comunicare con loro. Dopo un paio di minuti ho girato i tacchi e mi sono allontanato da quel luogo perché avevo capito che il bosco in quel momento mi stava invitando ad andare via.

Meno di una settimana dopo delle ruspe sono entrate in quel bosco e hanno cominciato ad aprire un varco per creare il tracciato di un gasdotto proveniente dalla Russia e fare spazio al cantiere.

Dopo quel giorno ci sono tornato centinaia di altre volte in quel luogo e sempre sono stato accolto con gioia e energia positiva da quel bosco che mi aveva visto crescere. Ma quel pomeriggio in cui non mi ha voluto lo ricordo ancora vivamente dopo tanto tempo.

Da allora ho cominciato a interessarmi di energie,  tradizioni e pratiche religiose e soprattutto piante e alberi in particolare. Quell’esperienza mi aveva dato la conferma che gli alberi in qualche modo possono comunicare con noi esseri umani e possono trasmetterci le loro energie positive e non. Sono persino in grado di  “toccarci” con i loro sensi e ho capito che un bosco è un’entità a sestante con un carattere, una personalità e delle regole sociali ben precise.

Quando è stata l’ultima volta che avete camminato in un bosco fermandovi ad ammirare gli alberi, i massi ricoperti di muschi, e i licheni fruticosi che pendono dagli alberi? Quante ore invece passate seduti davanti al PC in ufficio o seduti in macchina attenti a non perdere di vista il GPS? Per millenni noi esseri umani siamo stati a strettissimo contatto con la natura, ma purtroppo l’urbanizzazione forzata di questi ultimi due secoli ha finito per alterare un equilibrio consolidato generando in tutti noi una condizione di stress. Non sto dicendo nulla di nuovo lo so. Solamente che ho scoperto da qualche anno che in Giappone, il dottor Qing Li ( immunologo e fondatore della Società Giapponese Medicina Forestale), già dagli anni Ottanta sta seguendo un programma di cura da lui ideato, chiamato Shinrin Yoku, letteralmente “ Bagno nella Foresta” e che sta ottenendo ottimi risultati e ormai conta moltissimi praticanti.

Non è una forma di esercizio fisico, non è sport e non è un’escursione. Bagno nella Foresta o Shinrin Yoku, definisce un’esperienza codificata di sollecitazione dei cinque sensi per educarsi all’ascolto dei suoni del bosco, alla capacità di respirarne i profumi, di sentire il vento soffiare sulla pelle e di osservarne le sfumature dei mille colori.

Come dimostrano studi recentissimi* quando siamo i armonia con la natura il sistema nervoso si riequilibra, la frequenza cardiaca diminuisce, le difese immunitarie si rafforzano e aumentano notevolmente la capacità di concentrazione e memorizzazione.

Se ci pensate bene quando siamo al chiuso tendiamo ad usare solo due sensi, la vista e l’udito. La vista la usiamo per..indovina ?… guardare schermi ..e ciò ci porta ad una visione bidimensionale della realtà, anche quando siamo nel mondo esterno, dove la realtà è tridimensionale. L’udito lo utilizziamo per ascoltare le telefonate, la musica i dialoghi dei film.

In un bosco invece possiamo utilizzare tutti i nostri sensi al completo e aprendo i sensi a nuove esperienze possiamo entrare in comunione con la natura e di conseguenza con noi stessi.

Anche noi facciamo parte del mondo naturale e praticamente è come se fossimo alberi a nostra volta. Camminando, respirando, toccando e ascoltando riconnettiamo i nostri ritmi con quelli del bosco ospite. Lo Shinrin Yoku è come un ponte: ci porta ad aprire i sensi, colma il divario tra noi e il mondo che ci circonda. Spesso anche quello che c’è tra il nostro corpo e la nostra mente.

Quando siamo in armonia e equilibrio con la natura, allora possiamo cominciare a guarire. Il sistema nervoso può resettarsi e il corpo e la mente possono tornare allo stato ideale. Invece che fuori fase ci troviamo centrati e equilibrati, rinvigoriti e di buon umore. Forse la nostra permanenza nel bosco non ci farà fare molti chilometri e non ci porterà lontano, ma ci riporterà a casa, al nostro Io più profondo.

Vuoi approfondire la conoscenza o lo studio di questa pratica che è nata in Giappone?

In libreria trovi alcuni titoli interessanti. Io segnalo l’opera del dott. Qing Li ( Ed. Rizzoli) perché la conosco molto bene e a differenza di altre pubblicazioni è ricca di dettagli e cita le fonti dei dati.

Per fare pratica e provare un ciclo di “bagni nella foresta” vai sul mio sito e chiedi info.

*International Society of Nature and Forest Medicine, 2016


Articolo postato da: Happy Owl Tracks

 

Può interessarti anche: Biofilia, Shinrin Yoku, Green Exercise, Video del dott Qing Li