In termini di presenza mediale nessun animale può competere con il lupo. Il sensazionalismo occulta spesso una visione corretta e gli aspetti sostanziali. Nello spazio alpino diversi progetti sono impegnati a mettere nella giusta luce l’immagine del lupo.

La probabilità che un lupo aggredisca un uomo è estremamente bassa, vicina allo zero. I lupi sono animali elusivi. La loro tendenza ad evitare l’uomo è tale che il fotografo naturalista svizzero Peter Dettling durante le riprese nella zona del Calanda/CH (area dove si è insediato il primo branco della Svizzera) ha dovuto attendere 10 giorni prima di avvistare il branco di lupi. Tuttavia la presenza mediale del lupo è ininterrotta. Alla ricerca di notizie eclatanti, i media si avventano sulle immagini di pecore e capre predate, diffondono posizioni estreme e polarizzate, stereotipi e luoghi comuni.

Progetti come «LIFE WOLFALPS» cercano correggere queste visioni distorte. Dal 2013 il progetto ha preso in esame i resoconti negativi e le loro conseguenze. Seguendo il principio «ascoltare prima di parlare» si è analizzato come viene comunicato il ritorno del lupo. A ciò ha fatto seguito un mirato lavoro di comunicazione e sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza e la tolleranza tra la popolazione.

Un confronto sul lupo deve andare di pari passo con un confronto con noi stessi, e questo ormai si sa bene in tutte quelle aree dove il lupo è tornato da qualche anno, come la Lessinia (Veneto),  Alpi piemontesi e Appennini.

In Italia la Provincia di Trento, che oltre al lupo ospita anche una popolazione di orsi, si impegna per una coesistenza pacifica con i grandi predatori. Vengono pubblicati rapporti annuali, un sito informativo e assegnati contributi a favore di tesi di laurea sull’argomento. Perché per una gestione sostenibile del lupo, oltre a un’efficace protezione delle greggi e al tempestivo risarcimento dei danni, è determinante anche una popolazione informata e consapevole. Anche la CIPRA Italia ha recentemente elaborato un documento che fa il punto sulla situazione del lupo e dei grandi predatori nelle Alpi

Ma il lupo è sempre esistito sui nostri monti o è una presenza nuova?

I lupi hanno sempre popolato le aree montane di tutta Europa, compresi gli Appennini e le Alpi. Nel XIX e XX secolo hanno rischiato l’estinzione: negli anni settanta del secolo scorso gli esemplari rimasti in Italia erano meno di 100. Oggi, il numero di lupi sta crescendo. I dati ufficiali del Ministero dell’ambiente e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) indicano, per l’Italia, una popolazione che oscilla intorno ai 1500-2000 esemplari, vale a dire il 17-18 per cento del totale dei lupi che vivono nell’Unione europea.
Ricerche recenti stimano che, in caso di spostamenti sul territorio e di riproduzione regolare, la popolazione potrebbe crescere ogni anno del 20-30 per cento.
Non esistono registri su quanti lupi muoiano ogni anno per causa umana (bracconaggio, incidenti stradali, ecc.). Tuttavia, gli esperti concordano su una stima di larga massima compresa tra il 15 e il 20 per cento del totale. Il bracconaggio rappresenta probabilmente la principale causa di mortalità del lupo in Italia. ​

 

Cosa ha favorito il ripopolamento dei lupi?

 

I lupi che oggi monitoriamo in tutto il territorio nazionale hanno ritrovato da soli la propria strada. Nessun intervento umano si è reso necessario come invece fatto con l’orso bruno.

  • Le principali ragioni che hanno favorito e favoriscono la ricolonizzazione del territorio:
  • Una quota tra il 7 e il 20 per cento della popolazione lupina non vive in branco e non occupa un territorio stabile. Questi lupi cercano nuovi territori per vivere, allontanandosi per questo fino a 500 km dalla loro zona di origine.
  • I lupi si adattano facilmente alle diverse condizioni ambientali. Il lupo è un cacciatore e un carnivoro puro con un fabbisogno di circa due chilogrammi di cibo al giorno. Predilige gli animali selvatici, cervi, caprioli, camosci, mufloni e cinghiali. In caso di necessità si adatta al cibo disponibile, tra cui il bestiame domestico di media taglia, pecore e capre, soprattutto se non opportunamente custodito.
  • I lupi hanno approfittato, così come i cinghiali e i cervi, dello spopolamento delle aree rurali iniziato dopo la seconda guerra mondiale e tutt’ora in corso.

Nel 1971 e nel 1976, tramite decreti ministeriali, i lupi italiani sono stati rimossi dalla lista delle “specie nocive”.

 

Il lupo è aggressivo?

No, al contrario il lupo è un animale dal carattere schivo, sostanzialmente innocuo per l’uomo. Non risulta alcuna aggressione a umani in Italia negli ultimi 150 anni.
Tuttavia, il ritorno spontaneo dei lupi e le sue necessità ecologiche, combinate alla perdita di abitudine alla convivenza con questo animale da parte dell’uomo, ha generato conflitti con alcune attività economiche di montagna, specialmente agricoltura, pastorizia e allevamento.

A livello nazionale non è possibile fare una stima dell’importo dei danni causati dal lupo. Non tutte le regioni infatti prevedono la registrazione e il monitoraggio dell’entità e della natura degli incidenti e dei relativi costi di compensazione. Inoltre, non sempre vengono eseguite procedure di accertamento dei danni in grado di distinguere tra quelli causati dal lupo rispetto a quelli causati dai cani. Il progetto europeo IbriWolf parla di circa 700.000 cani randagi presenti in Italia, a fronte di circa 2000 lupi. A causa di questi numeri, il Canis lupus rischia di perdere la sua identità genetica, di estinguersi come specie autonoma, diluendosi nella massa dei cani vaganti. Ma il rischio non è solo la perdita della biodiversità. Gli ibridi cane-lupo mostrano una maggiore confidenza con gli umani e le loro attività, diventando potenzialmente molto dannosi e pericolosi. L’ibridazione cane-lupo è un fenomeno di cui si parla poco, ma che costituisce un grave pericolo per la convivenza di questi predatori con l’uomo.

(…)

 Conclusione

Uomini e lupi condividono lo stesso territorio da millenni e da millenni il lupo ha suscitato negli umani profondi sentimenti di ammirazione, di paura e di competizione.

Ogni volta che uomini e lupi si trovano a confronto, la storia si ripete. L’essere umano si sente minacciato non solo dalla presenza effettiva del lupo e dalle remote possibilità di poterlo incontrare in natura, ma soprattutto dalla paura di essere limitato nel suo utilizzo dello spazio. Il lupo è una delle specie animali che al meglio rappresenta la nostra idea di libertà e assenza di controllo, ma anche di paura, ferocia e misticismo. Tuttavia, nel periodo storico attuale, non c’è più alcun confronto da fare e nessuna competizione da temere. Gli esseri umani hanno costruito la propria società non integrandosi nell’ambiente naturale, ma utilizzandolo per i propri interessi sociali ed economici. In un periodo di forte globalizzazione, di perdita di identità e di sfide ambientali, il lupo rappresenta quel cambiamento inatteso che può far paura all’inizio, ma che se affrontato con coraggio, supportati da dati s​cientifici e da un approccio partecipativo e onesto, può comportare notevoli benefici.

Il lupo può rappresentare un’opportunità per tutti, e non solo una minaccia per qualcuno.

La sfida di oggi consiste nel capire se il modello gestionale futuro del territorio altoatesino debba ispirarsi alla scelta inclusiva “et-et” (convivenza possibile uomo-predatore) o a quella esclusiva “aut-aut” (o l’uomo o il predatore), valutando, insieme, opportunità, costi e benefici che ne deriverebbero. Così come il lupo è quasi “odiato” dalle comunità rurali, così è “iper-protetto” e osannato da chi vive nelle città. Due punti di vista diametralmente opposti. La verità, come spesso accade, potrebbe stare nel mezzo.

 

 

Articolo postato da Happy Owl Tracks

 

Fonti: CIPRA,  e il bellissimo dossier di Filippo Favilli

 

 

 

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