Il massiccio del Monte Bianco diventerà patrimonio mondiale UNESCO. La candidatura è un processo impegnativo e di lunga durata, per il quale sono necessarie misure trans frontaliere e soprattutto il sostegno della popolazione.

Nell’ottobre 2017 rappresentanti di Francia, Italia e Svizzera hanno avviato il processo di candidatura. Una visione che l’associazione transfrontaliera pro MONT-BLANC persegue fin dal 1991. «Il processo in più passaggi di classificazione dell’UNESCO può richiedere fino a dieci anni. È perciò necessario intervenire con urgenza per mobilitare la popolazione», dichiara Alain Boulogne, vicepresidente della CIPRA Francia. Una recente sondaggio è confortante: l’88% degli intervistati delle regioni Savoia e Alta Savoia è favorevole all’adozione di misure per la protezione del Monte Bianco. Nel giugno 2018 è in programma una discussione pubblica sul tema.
Per i promotori sono prioritarie in particolare la protezione e la conservazione dello spazio vitale alpino, sempre più minacciato dalle conseguenze del riscaldamento globale. L’obiettivo dichiarato dall’UNESCO è uno sviluppo regionale sostenibile in armonia con i valori del patrimonio dell’umanità. Le esperienze in altri siti patrimonio mondiale mostrano tuttavia che il conferimento del titolo comporta non di rado l’afflusso masse di visitatori. «Non resta che sperare che con l’ottenimento del marchio di patrimonio mondiale vengano adottate anche misure volte a dare al turismo della regione un’impostazione più compatibile con l’ambiente», afferma Katharina Conradin, presidente della CIPRA International.

Ma questo monte, così tanto celebrato e famoso per essere al centro di tante leggende sull’alpinismo e non, è davvero così importante?

In principio era chiamato il Mont Maudit, monte maledetto. Era inavvicinabile. arcano e per questo, nell’immaginario delle popolazioni locali, era popolato da mostri spaventosi e creature misteriose. Poi arrivarono gli scienziati ( che come sempre smorzano l’entusiasmo …sigh..) ad esplorare questo mondo misterioso per svelarne i segreti. A metà ‘800 con i primi scalatori e la nascita ( con grande contributo degli inglesi)  dell’alpinismo moderno, il Monte Bianco si aprì agli uomini nella sua affascinante grandezza, e per Courmayeur cominciò la lunga storia di meta turistica di cui ancora oggi è protagonista.

La storia alpinistica del Monte Bianco comincia l’8 agosto 1786 con l’arrivo in vetta di Jacques Balmat e Michel- Gabriel Paccard e dall’ora è stato terreno di grandi epopee ed esperienza uniche: le vie di Edward Wimper, le avventure su roccia e ghiaccio delle celebri guide italiane, francesi e svizzere negli anni della Belle Époque e gli straordinari itinerari su roccia e ghiaccio aperti nel periodo tra le due guerre mondiali. Gli anni Trenta hanno visto la corsa alle “ultime grandi pareti” da parte di personaggi leggendari come Riccardo Cassin e Pierre Allain, il secondo dopoguerra invece ha visto alla ribalta figure straordinarie quali Walter Bonatti e René Desmaison.

Oggi, ai grandi exploit di campioni come Christophe Profit, Michel Piola e Patrick Gabarrou, si affiancano le avventure meno note di migliaia di alpinisti provenienti da ogni angolo della Terra il cui grande desiderio è scalare il Monte Bianco.

La prima ascensione del Monte Bianco dal versante italiano risale al 13 agosto 1863 e fu compiuta da tre guide di Courmayeur, Julien Grange, Adolphe Orset e Jean-Marie Perrod, assieme all’inglese Reginald Head ed è conosciuta come la via dei Trois Mont Blanc, nome ispirato alle tre vette, che, come gradini di una scala a misura di gigante, li portarono in cima: Tacul, Maudit, Mont Blanc.

 

Articolo postato da : Happy Owl Tracks

 

Fonti:  CIPRA

 

 

 

 

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