Gli atleti si allenano anche quando non praticano sport: ritmi del sonno e corretta alimentazione fanno parte dello stare in forma. Ogni sportivo ha la sua dieta e nutrizionisti che lo seguono. Oggi sappiamo che i carboidrati hanno un ruolo fondamentale nell’alimentazione degli sportivi. Ma che cosa mangiavano gli atleti in passato?

Per tenere in forma gli atleti ai tempi delle Olimpiadi nell’Antica Grecia – per circa 300 anni – la dieta energetica è basata su cereali, fichi secchi e formaggi molli. Finché, stando a Diogene Laerzio, gli atleti furono sottoposti a un regime basato sulla carne. Si narra che nel 500 a.C. Milone, leggendario lottatore vincitore di 7 Olimpiadi, mangiasse 10 kg di carne (annaffiate da 8 litri di vino…) al giorno. Verità o leggenda, gli atleti cercavano nella carne le caratteristiche magiche dell’alimento: carne di capra ai saltatori per le prerogative “salterine” dell’animale; carne di antilope ai corridori per la velocità; carne di bue ai lottatori per sviluppare colli taurini… Una tradizione durata a lungo e documentata, tra gli altri, da Pausania. Ma ci sono anche voci contrarie. Come il medico Galeno, che, nel 180 d.C., si lamenta degli atleti che si ingozzavano di “carne e sangue” pensando solo a “mangiare, bere, dormire e rotolarsi nel fango”.

A Roma Munera e i Ludi gladiatorii battono in popolarità i Giochi di Olimpia. Ma la dieta iperproteica non prende piede nel circo: sembra infatti che i gladiatori avessero a che fare con la carne più nell’arena che a tavola. Lo conferma un recente lavoro di Fabian Kanz e Karl Grossschmidt, antropologi forensi austriaci che hanno ricostruito la “dieta del gladiatore” a partire dai resti di 67 combattenti rinvenuti in una tomba ad Efeso, in Turchia. Utilizzando metodi della polizia scientifica per analizzare i componenti delle ossa, gli scienziati hanno rilevato percentuali di stronzio (elemento presente nelle proteine vegetali fornite dai legumi, nei cereali e nel latte) doppie rispetto alla popolazione del tempo che viveva nei pressi di Efeso. Di contro, basse percentuali di zinco (che si riscontra nelle proteine animali). Quella del gladiatore è una dieta funzionale e a suo modo “scientifica”, mirata ad avere ossa forti, resistenza al dolore e guarigioni rapide dalle fratture. Nel loro menu si trovano focacce dolci d’orzo e cereali per l’energia, infusi di fieno (con proprietà anaboliche e stimolanti), e bevande a base di frutta fermentata, per euforizzare e avvertire meno il dolore. Inoltre mangiavano cipolle e aglio, semi di finocchio, frutta e fichi secchi. La sera prima degli incontri ci poteva essere qualche strappo alla regola, ma il loro piatto forte era la “sagina“, una zuppa d’orzo con legumi, bagnata con vino acetato e cenere. Non a caso, Plinio li soprannomina “Hordearii“, mangiatori d’orzo.

 

Espressione di paganesimo e corruzione, lo sport e i Giochi Olimpici non hanno fortuna con l’avvento del Cristianesimo. Se Novaziano condanna “abbracci e prese indecenti”, la “sconfitta del pudore” e la “celebrazione della follia” da cui il buon cristiano “deve tenersi lontano”, il vescovo di Milano Ambrogio ottiene dall’imperatore d’Oriente l’editto per la cancellazione ufficiale delle Olimpiadi. Spariscono la ginnastica educativa e gli spettacoli atletici.
Ma nel Medioevo c’è la cavalleria a trasmettere i caratteri dell’olimpismo greco. Certo che il menu del tempo non aiutava a dimostrare il proprio valore in battaglia e nei tornei: un’alimentazione, almeno per le classi agiate, con un surplus di grassi e calorie che innalza i livelli di colesterolo e trigliceridi e provoca gotta, diabete, obesità. 
Fanno eccezione i Templari, che nella loro regola includono capitoli riguardanti l’alimentazione e l’igiene a tavola che non sfigurerebbero sulle tavole degli atleti di oggi. Parole d’ordine: varietà degli alimenti, pochi grassi, poca carne e tanti legumi, pesce e frutta fresca. Da bere, vino di palma diluito e acqua insaporita con agrumi per la vitamina C. Secondo uno studio italiano pubblicato su Digestive and Liver Disiase, si tratta di una dieta amica dell’intestino, che permetteva ai Templari di superare spesso i 70 anni di età, circa 40 anni in più rispetto alla speranza di vita del tempo.

Quindi è chiaro a tutti il messaggio?

Una bistecca o anche un hamburger ogni tanto , io me li mangio, ma come per tutte le cose, è importante non esagerare.

 

Articolo postato da : Happy Owl Tracks

 

 

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