Hanno addirittura secoli, se non millenni, gli alberi monumentali in Italia che, secondo le stime del Corpo Forestale, sono circa 22.000. Tra questi, oltre 2.000 sono definiti di “grande interesse” e ben 150 di “eccezionale valore storico o monumentale”, equamente distribuiti tra nord, centro e sud Italia. Alcuni hanno un’importanza particolare per essere eccezionalmente vecchi, per esser stati al centro di episodi storici o per essere legati a episodi della vita di uomini illustri. Monumenti della natura, insomma, che si collocano accanto a quelli creati dall’uomo e costituiscono un patrimonio di inestimabile valore, da conoscere, tutelare e omaggiare. Ora, grazie alla legge 10/2013, saranno anche più protetti e non appena vi saranno i decreti attuativi partirà anche un nuovo censimento a cura di Comuni e Regioni, che aggiornerà quello del 1982.

Ecco le indicazioni stradali per andare a trovare questi vecchi, silenziosi, favolosi testimoni della storia dell’ambiente e della nazione, per un viaggio da fare nel più riverente rispetto della natura. Proprio come se si andasse a visitare un vecchio saggio: piano piano, silenziosamente ed ecologicamente, colmi d’ammirazione.

Alberi monumentali in Veneto

Platano dei 100 Bersaglieri

Pazzon Platano in San Martino Platano, Caprino Veronese

Questo contorto, straordinario platano (Platanus orientalis) a San Martino Platano, Caprino Veronese (in provincia di Verona) è un monumento nazionale. Ha una circonferenza di circa 15 metri ma è difficile misurarla date le forme ritorte. È stato piantato nel 1400 circa, quindi ha più di 610 anni. È chiamato così perché nel 1937, durante una manovra dell’esercito italiano, si nascosero nelle sue fronde 100 soldati.

Alberi monumentali in Piemonte

Gli imbronciati- Campiglione Fenile

C’è un piccolo paese in provincia di Torino, alle porte di Cavour, il cui territorio ricomprende una serie sorprendente di alberi monumentali. Primi fra tutti due platani bicentenari della specie ibrida Platanus x acerifolia, ribattezzati Gli Imbronciati. Ci sono poi – tutti plurisecolari – pini neri, una farnia, il più grande liriodendro della regione che svetta nel giardino del Castello, e il bellissimo noce del Caucaso di fronte alla chiesa parrocchiale, che d’estate copre con le sue vetuste fronde la strada che porta verso Cavour e Saluzzo.

Alberi monumentali in Toscana

Quercia delle streghe / Quercia di Pinocchio – Parco di Villa Carrara, San Martino in Colle

Esiste una strada che unisce i colli e da Pescia conduce a Capannori, in provincia di Lucca. Lungo questa strada, in località San Martino in Colle al confine con Gragnano, vive una delle più spettacolari querce d’Europa, un’enorme roverella (Quercus pubenscens, anche se secondo altri si tratterebbe di Quercus robur o peduncolata). Dalla strada si scollina fino alla croce di ferro di San Martino, scendendo per alcune curve fino alla strada sterrata che conduce a questo magnifico albero, uno dei più fotografati d’Europa nonostante ci sia intorno solo un recinto, senza alcun cartello né altra protezione. Il possente albero è vissuto così da 600 anni. I suoi rami si estendono per 40 metri e cadono pesanti verso il basso. La leggenda narra di riti sabbatici che si officiavano intorno a quest’albero. Si dice anche che i rami della pianta siano curvi verso il suolo proprio perché vi danzavano sopra le streghe. Dalla fine del secolo in poi è stata ribattezzata Quercia di Pinocchio, essendo secondo molti proprio questo l’albero citato nel suo libro da Carlo Collodi (che in effetti passava qui le sue vacanze, da bambino). È a quest’albero che impiccano il burattino, ed è sempre sotto la sua chioma che Pinocchio incontra il gatto e la volpe, una volta uscito dalla casa della Fata Turchina, che l’autore dice essere non molto distante dalla pianta. Il Comune di Capannori, grazie alla collaborazione del Wwf, ha ottenuto dalla Regione Toscana il suo inserimento nell’elenco dei beni paesaggistici.

L’ulivo dei Trenta Zoccoli- Pian del Quercione, Massarosa

Si tratta di uno degli ulivi più celebri d’Italia, e si trova a Massarosa in località Pian del Quercione (in provincia di Lucca). Ha una circonferenza di 10,6 metri, anche se il fusto è completamente scavato all’interno, a ferro di cavallo. Ma l’apparato radicale è uno solo, che dà linfa in un solo abbraccio a tutte le sue porzioni. La sua età è valutata da 800 a 1.500 anni. Il primo a parlare di lui fu lo scrittore George Christoph Martini nel suo Viaggio in Toscana (1725-1745), ove racconta nei particolari il suo incontro con questo ulivo, su cui stavano lavorando una quindicina di raccoglitori d’olive contemporaneamente. I quali, salendo sull’albero, lasciavano al suo cospetto appunto i loro trenta zoccoli.

Alberi monumentali in Sardegna

Ulivi millenari in Sardegna: S’Ozzastru- Santo Baltolu di Carana

Il patriarca di tutti gli ulivi: S’Ozzastru, l’olivastro millenario di Santo Baltolu di Carana, a Luras (oggi provincia di Olbia-Tempio, prima era di Sassari). Si trova nell’antica regione della Gallura, sulle rive del lago Liscia, nel comune di Luras. A una dozzina di chilometri dal centro di Luras, accanto alla chiesa di San Bartolomeo, cresce l’anziano olivastro, in uno dei parchi del nostro Paese che più merita una visita (anche se con ingresso a pagamento, una cifra del tutto simbolica). Al suo cospetto si ha subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di realmente straordinario: alla base l’albero ha una circonferenza di 20 metri, l’altezza è circa 14 metri e la sua imponente chioma fa ombra a diversi metri quadri. L’aspetto più incredibile però riguarda l’età della pianta: secondo alcuni studi l’età di S’Ozzastru sarebbe compresa tra i 3000 e i 4000 anni (l’èra degli Egizi), cosa che lo renderebbe uno degli alberi più antichi di tutta Europa.

Articolo postato da Happy Owl Tracks

Fonte: LIFEGATE

 

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