Sempre in riguardo alle uscite sugli alberi, mi capita spesso che qualche adulto, oltre che dall’aspetto naturalistico di un albero, sia incuriosito anche da storie e leggende. Tra i molti alberi che si trovano durante un’escursione sui nostri monti, uno dei più affascinanti o appariscenti è senz’altro la betulla. Questa corteccia chiara e il portamento elegante sono caratteristiche che rendono questa pianta riconoscibile anche agli occhi dei meno esperti. Personalmente ho sempre nutrito una particolare simpatia e un autentico rispetto per questa pianta che ho notato essere sempre presente, anche se non in grandi associazioni, sul nostro territorio.

Parto con una breve descrizione che definirei “tecnica”, per lo meno per i termini usati.

La betulla è un albero di seconda grandezza ( arriva a 20-25 mt), poco longevo, dalla chioma espansa, soprattutto in verticale, con tronco eretto e slanciato, rami primari ascendenti, ramuli sottili i più giovani ricadenti e penduli a formare una corona rada e leggera.
La corteccia sottile e liscia, prima bruno dorata, poi papiracea candida, con grosse fenditure orrizzontali nerastre verso la base, si desquama in sottili strisce orrizontali argentee. I ramuli sono glabri con abbondanti verruche ghiandoloso-resinose.
Le foglie sono decidue (cadono in autunno), semplici, alterne, picciolate, da triangolari a romboidali con apice acuminato, largamente cuneate alla base, molto sottili, lunghe sino a 6 cm, hanno margine doppiamente dentato con denti primari acuminati e prominenti, prima vischiose e lanuginose, poi glabre con un riflesso grigio-verde al di sotto, la pagina superiore è di colore verde intenso, ma assumono una magnifica colorazione giallo-dorata in autunno.
I fiori sono unisessuali: i maschili disposti in amenti giallastri lunghi 3÷6(10) cm sessili e punduli, hanno brattee brune, stami bipartiti fino alla base e antere gialle; quelli femminili sono disposti in in amenti più brevi lunghi 1÷2 cm. I fiori femminili sono avvolti da squame trilobe coriacee, caduche insieme ai frutti, con lobi laterali ripiegati all’ingiù.
I frutti sono piccoli acheni (achenoconi), muniti di 2 piccole alette che ne facilitano la dispersione, racchiusi in coni pendenti che a maturazione si disgregano.

Questa pianta va in antesi ( fiorisce) da marzo a maggio, a seconda della zona e dalla quota in cui si trova ed essendo una specie eliofila ( che ama la luce del sole) e igrofila ( che necessità di umidità) talora forma boschi puri (betuleti) , più spesso è sporadica o in piccoli gruppi nei boschi radi montani, sia di latifoglie che di conifere e nei cespuglieti subalpini. Specie frugale, pioniera e consolidatrice nelle radure e nei terreni denudati , vive dai 400 ai 2.000 m s.l.m.

Da noi si trovano più specie tra cui la B. pendula, la B. pubescens, la B. verrucosa.

Qualche piccola caratteristica differenzia le singole specie ma alla fine l’albero resta unico e riconoscibile anche agli occhi dei meno esperti.

L’etimologia del nome “betulla” ?

Facendo varie ricerche ho visto che il nome del genere usato per la prima volta da Plinio deriva dal gallico “betw” o “bettiu” ricostruito dal cimrico (lingua celtica del Galles), “bedw-en” = betulla, il cui significato non risulta conosciuto; l’epiteto specifico allude al caratteristico portamento pendulo dei rami secondari (ramuli) della pianta.

E’ un’albero con proprietà medicinale. Infatti la medicina popolare lo include nella lista degli alberi “curativi”, tra i costituenti principali vi sono eterosidi flavonoidici, olio essenziale, resine, saponine, betulina, acido betulinico, fenoli, metile salicilato, tannini, vitamina C ed essenze profumate.

Dal legno si ottiene un carbone vegetale assorbente, utile nelle dispepsia, colite e meteorismo e, impiegato anche nelle intossicazioni muscariniche; come componente di dentifrici e per decolorare i vini.
In medicina per uso interno, nel caso di reumatismi, artrite, gotta, arteriosclerosi, ritenzione idrica, cistite, calcoli biliari, eruzioni cutanee e febbri.
Per uso esterno, principalmente sotto forma di olio di catrame di betulla, contro psoriasi ed eczema e come coadiuvante nel trattamento della cellulite; la tintura può essere impiegata per irrobustire i capelli.

Dal latice fermentato, che si può ottenere da buchi fatti nei tronchi, si preparano birra, vino, liquori e aceto. La cottura del latice permette di ottenere uno sciroppo denso paragonabile a quello d’acero.

Il legno di colore bianco-giallastro, sprovvisto di durame, elastico, ma poco durevole, è particolarmente apprezzato per la realizzazione di ruote dei timoni dei rocchetti per il cotone e per piccoli oggetti di uso domestico quali piatti, posate, vassoi e giocattoli, è un combustibile ad elevato potere calorico e se ne ricava carbone di buona qualità; viene inoltre impiegato per affumicare il pesce.
Nei paesi nordici il legno assai duro e pesante della betulla, viene utilizzato per paste da carta, compensati, è molto richiesto per la fabbricazione dei mobili, anche la corteccia intrecciata viene ancora comunemente utilizzata per fabbricare tradizionali cestini, calzature, zaini e vari altri oggetti.
Con la cenere ricavata dalla corteccia, si fabbricano vernici e inchiostri tipografici; per distillazione dello strato bianco della corteccia, si ottiene un olio usato nella preparazione del cuoio di Russia, cui conferisce quel suo caratteristico profumo.
Le foglie contengono un principio tintorio giallo, mentre con i rami flessibili si fanno cerchi per le botti. In Finlandia un rametto con le foglie fresche viene utilizzato nella sauna, per spargere gli aromi nell’aria e far aumentare la temperatura.
La betulla è spesso usata come pianta ornamentale per l’eleganza del portamento; in selvicoltura è impiegata come specie consolidatrice di pendici mobili e denudate da lavori o incendi.

In URSS la betulla è considerata un’importante pianta medicinale. In queste regioni, dove è uno degli alberi più comuni, vengono prodotte grandi quantità di olio di catrame di betulla. Diverse specie sono usate a scopo terapetuico B. pubescens ha gli stessi impieghi di B. pendula; la nordamericana B. alleghaniensis e B. nigra sono usate soprattutto nelle malattie della pella e nella cura delle ferite, mentre B. lenta, fonte dell’olio di betulla, che contiene grandi quantità di salicilato di metile, è usata in profumeria e nei prodotti per i denti.
I rami sottili e flessibili delle betulle, sono ideali per fabbricare scope e nei paesi anglosassoni, venivano impiegati per costruire una verga di giovani rami usata per frustare i detenuti, ma anche per punire gli scolari (dalle mie parti, in Valcanale era utilizzata come bacchetta di S. Nicolò durante la tradizionale festa dei Krampus)
Nel passato in Francia le foglie venivano impiegate in modo assai originale, per curare i reumatismi: se ne riempiva una fodera da materasso e vi si infilava il malato, che avrebbe avuto notevoli benefici sia dalla forte traspirazione a cui veniva sottoposto, sia dall’assorbimento per via cutanea di parte dell’acido salicilico contenuto dalle foglie.

Tutt’oggi in alcune Regioni europee si raccoglie la linfa grezza di questo albero. E’ una bevanda rinfrescante e disintossicante. Molto in voga in passato, la raccolta di questo liquido è ora ancora popolare nell’Europa dell’est e del centro.

 


Articolo postato da: Happy Owl Tracks

Fonti: Acta Plantarum, Alberi d’Italia ( ed. De Vecchi), Star Sani con le Erbe Alpine ( ed. Athesia)

 

 

 

 

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