Adesso che la neve comincia a sciogliersi nei prati di media montagna possiamo ammirare tra le macchie di neve , delle belle fioriture di crocus. Quando ero piccolo, non so perché, mi avevano detto che quel fiore si chiamava..piscialetto ..mah non so proprio da dove avessero tirato fuori quel curioso nome.

Col tempo ho imparato che il crocus è un fiore importante. Importante perché oltre ad annunciare anzi confermare l’arrivo della primavera un tempo veniva apprezzato dalle popolazioni di montagna. Per capire qualcosa in più su questa pianta inizio ad elencarne i nomi e quindi una breve descrizione.

Il Crocus è una pianta che fa parte della famiglia delle Iridacee ed è anche conosciuto come: Zafferano alpino, Croco bianco, Croco primaverile, Zafferano maggiore ma sicuramente in altre regioni i nomi sono molti di più. Cresce in luoghi erbosi e boschivi dalla pianura al piano montano da 0 a 2500 m s.l.m e va in antesi da febbraio a maggio. Il fiore specifico che intendo descrivere è il Crocus vernus, che è presente in tutto il Nord Italia, Emilia Romagna compresa ma che non sembra sia stato segnalato dalla Toscana in giù.

La radice è un bulbo che fa rientrare la pianta nella classificazione delle geofite bulbose, piante il cui organo perennante è un bulbo da cui, ogni anno, nascono fiori e foglie.

Ma attenzione che il bulbo è molto velenoso anche se nella medicina popolare veniva usato come ipnotico, antispasmodico, sedatico e addirittura tonico. Ma ricerche degli ultimi anni ne sconsigliano l’assunzione!

Il nome del genere deriva dal greco “kròkos = zafferano” che a sua volta è la traduzione dall’arabo “safran =zafferano“.
L’epiteto della specie deriva dal latino ” vernus“, da ” ver veris” = “primavera” con riferimento al periodo della fioritura.

Genere di piante molto antiche e diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. Il termine “kròke” fu dato da Teofrasto per indicare il filamento e i lunghi stimmi che simboleggiavano un legame d’amore.
Nella mitologia greca Kròkos era un giovane innamorato della ninfa Smilax: un amore destinato a finire perchè lui era mortale. Gli dei impietositi decisero di trasformare Smilax in Salsapariglia (Smilax aspera) e Kròkos in un bel fiore. In ricordo di tale amore impossibile il fiore rappresentò il “desiderio d’amore” e venne usato per adornare le tombe dei morti per amore. Anche nella civiltà minoica era un fiore sacro infatti a Cnosso e Festo compare come motivo ornamentale e per produrre una sostanza detta “crocina” usata come tintura.
Arrivando ai giorni nostri il croco è stato citato da tanti poeti tra cui G. Pascoli la cui prima strofa di questa poesia dice:

O pallido croco,
nel vaso d’argilla,
ch’è bello,e non l’ami,
coi petali lilla
tu chiudi gli stami
di fuoco….

 

Articolo postato da : Happy Owl Tracks

Fonte: Acta Plantarum un blog molto dettagliato e attendibile

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