Pasqua si avvicina e l’inverno sta per lasciare spazio alle piacevoli temperature primaverili. Gli animali e la Natura in generale sono in fermento e anche noi, pur se in modo sempre più sommesso, sentiamo questo importante cambiamento.

L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio (la parola equinozio deriva dal latino “aequus nox”, notte uguale). Astronomicamente l’equinozio di primavera è il momento in cui il sole si trova al di sopra dell’equatore celeste.

Rispetto a questo, l’Equinozio d’autunno segna l’inizio della metà buia dell’anno mentre quello di primavera l’esatto opposto: è l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano le ore di buio.

Le antiche tradizioni ci offrono infatti tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l’idea di un sacrificio a cui succede una rinascita.

Dopo l’Equinozio, si svolgevano nel mondo ellenico le Adonìe, feste della resurrezione di Adone, bellissimo giovane amato dalla dea Afrodite che venne ucciso da un animale dei boschi.

Adone era in realtà il dio assiro-babilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo “Adon” (Signore). Egli dimorava sei mesi all’anno negli inferi, come il sole quando si trova al di sotto dell’equatore celeste (autunno e inverno). Si festeggiava a primavera la sua risalita alla luce quando si ricongiungeva alla dea Ishtar, l’equivalente dell’Afrodite greca. Allo stesso modo si festeggiava Persefone che ritorna nel mondo dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti.

Tutti questi miti ci mostrano l’unione di un simbolismo celeste (il cammino del sole nel cielo) e un simbolismo terrestre (il risveglio della Natura) in cui riemerge il tema dell’unione fra una divinità maschile, celeste o solare, ed una femminile, legata alla terra o alla luna. La primavera era infatti la stagione degli accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il Dio e la Dea (personificati spesso da un sacerdote e da una sacerdotessa) si accoppiavano per propiziare la fertilità.

Fino a non molti decenni fa, nelle zone rurali e di montagna, venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione,  più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra al momento del raccolto.

Questi riti avevano un particolare valore soprattutto nelle tradizioni dell’area mediterranea dove già all’equinozio il ritorno della bella stagione e il rinnovarsi della natura è evidente. Per i Celti del Nord, invece, la ricorrenza primaverile più importante era Beltane che si celebrava nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio.

Come molte delle antiche festività pre-cristiane, anche l’Equinozio di Primavera fu poi cristianizzato: la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’Equinozio (data fissata nel IV°secolo D.C.), i cristiani celebrano la Pasqua commemorando la resurrezione di Cristo avvenuta proprio durante la festività ebraica così denominata che ricorda l’esodo del popolo di Israele dall’Egitto.

Il termine “Easter” con cui in inglese si designa la Pasqua ci riporta ad una antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi.

I popoli Celti denominavano l’equinozio di Primavera “Eostur-Monath” e successivamente “Ostara”. Il nome sembra provenire da aus o aes e cioè Est, e infatti si tratta di una divinità legata al sole nascente e al suo calore. E del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell’astro sarà un tema ricorrente nel proseguimento delle tradizioni pasquali.

A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio.

Si dice che i disegni sulla superficie della luna piena raffigurino una lepre, ricordo questo dell’associazione dell’animale con divinità lunari. Questa raffigurazione della “lepre nella luna” appare nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane.

La lepre di Eostre, che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno, è diventata l’odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità.

Così le uova pasquali si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.

E l’uovo non è scelto a caso ma è da sempre simbolo di vita, di creazione, di rinascita.

Per il primitivo raccoglitore e cacciatore la primavera portava gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l’austerità dell’inverno.

l famoso Uovo di Pasqua al cioccolato ha antenati nei villaggi precristiani dell’Europa. L’uovo, che ha importanza in molte culture di tutto il mondo, è uno dei simboli più antichi e potenti della vita che ritorna dopo un periodo di occultamento nell’oscurità, nella sua versione commerciale dentro c’è infatti la “sorpresa”

E la nascita del mondo da un uovo cosmico è un’idea universalmente diffusa che veniva celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge.

Se vogliamo celebrare l’Equinozio, possiamo farlo con semplici azioni, ricordando che la Primavera ci porta verso il mondo e l’azione concreta in esso. Possiamo ad esempio, in sintonia con l’energia di Oestara.

 

E noi, come pssiamo , nel nostro piccolo celebrare questo momento dell’anno?

 

Per iniziare con il cambiamento è proprio questo il momento giusto, alcune delle azioni che possiamo fare, così tanto per cominciare a cambiare qualcosa possono essere:

Svuotare i cassetti, eliminando tutto ciò che non serve e che fa ristagnare l’energia nella stanza.
Camminare nella natura per riconoscere i cambiamenti della Terra mentre si risveglia.

Piantare dei semi in giardino o nei vasi: prendersi l’impegno di crescere le piantine con amore.
Aprire le finestre all’aria di primavera.

Imparare a creare qualcosa con le mani, lavorare il legno o intrecciare vimini.

Dipingere delle uova con i simboli del sole e della luna , quindi della vita.

Meditare sul cambiamento annuale della vita e della “ruota del tempo”.

Meditare sugli inizi, sull’aria, sull’alba.

Comprare un libro su una materia completamente nuova che ci affascina e leggerlo.

Aspettare l’alba davanti ad un piccolo falò con amici o invitare a casa persone nuove che non si conoscono, così da aver la possibilità di stringere nuovi rapporti d’amicizia e magari avere la sorpresa di scoprire i lati più nascosti della gente che ci circonda.

Abbiamo davanti un periodo pieno di energia e di luminosità. Sfruttiamo stando al contatto il più a lungo possibile con la Natura, con gli amici e con chi ci vuole bene.

Articolo postato da: Happy Owl Tracks

Vedi anche: Celti; Studi Celtici; Celti Italia;

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