E’ già un paio di escursioni che mi capita di vedere, dove non c’è troppa neve, delle belle e audaci fioriture di bucaneve. Mi sembra sempre che sia troppo presto per le prime avvisaglie di primavera, ma poi pensandoci bene questa pianta ha un periodo di antesi ( sbocciatura, fioritura) che in alcune zone parte già ai primi di gennaio e si protrae fino ad aprile. Sto parlando del bucaneve (Galantus nivalis), no dell’elleboro che in alcune zone di montagna viene chiamato erroneamente bucaneve.

Questo minuscolo e apparentemente delicato fiore bianco (presente abbondantemente in Lessinia, sul Baldo e in genere nelle zone di collina) mi ha sempre affascinato e incuriosito. Probabilmente per la sua forza, la sua audacia e la non comune resistenza alle basse temperature. Il nome del genere deriva dal greco “gala” = latte e “anthos” = fiore, che sta ad a indicare un fiore bianco come il latte; il nome specifico “nivalis” = di neve, fa riferimento alla sua precoce fioritura, spesso, in mezzo (o sotto) la neve.

Questo fiore è una pianta perenne, erbacea (quindi priva di fusto legnoso), con un bulbo che fa da radice ( proprio come quello delle cipolle.

Le foglie sonoguaine membranose; le superiori, lunghe sino a 20 cm, sono lineari solcate da una nervatura centrale e arrotondate all’apice, lievemente carnose e ricche di acqua di colore verde.
I fiori solitari e nutanti ( che vuol dire che sono curvati in base alle esigenze i adattamento della pianta) hanno un perigonio ( che è la parte composta dai tepali e dai sepali quando non sono distinguibili tra loro) con 6 tepali bianchi solcati da striature longitudinali , e apice lievemente smarginato. I fiori pur se molto belli, hanno odore poco gradevole.
Come tutte le piante anche i bucaneve fanno i frutti i quali sono delle capsule carnose, ovoidi, contenenti numerosi piccoli semi muniti di un’escrescenza detta strofiolo (parte carnosa o spugnosa del seme), di cui sono particolarmente ghiotte le formiche, agenti della disseminazione della pianta. Come molte altre piante, affida la sua riproduzione a degli animali, in questo caso degli insetti.

L’habitat (ovvero la situazione migliore in cui questa pianta può vivere) è composto da boschi misti di faggio, umidi e freschi, ricchi di humus, dalla pianura fino a 1200 metri di quota. Da qualche parte ho letto che alcune persone prelevano i bulbi per poi ripiantarli in giardino a casa (soprattutto nelle zone collinari ma queste azioni sono fattori di minaccia per questa specie.

Il bucaneve, non ha utilizzi da parte dell’uomo, anzi è una specie tossica perché contiene degli alcaloidi, che hanno degli effetti nefasti sull’uomo. Altri costituenti sono galantammina, licorina, nivalina. L’unico utilizzo di questo fiore è quello ornamentale.

Curiosità: Racconta una leggenda greca che a Nikaria, una piccola isola dell’Egeo, dove Dedalo seppellì lo sfortunato Icaro, dal giorno della sua sepoltura il vento comiciò a piangerne la morte, con lacrime che che al contatto del suolo si trasformarono in Bucaneve.
Andando a curiosare ho trovato però alcune storie interessanti sul bucaneve. Una leggenda cristiana vuole che Adamo ed Eva, nei loro primi giorni sulla Terra, dopo essere stati cacciati dall’Eden, si trovassero nel pieno gelo dell’inverno. Eva era sconsolata al pensiero di passare la sua vita in quelle condizioni, le attenzioni di Adamo e la promessa di stagioni migliori fattale da un angelo non valsero a nulla. Eva era sempre più triste. Allora un angelo mandato dal Signore soffiò su di lei dei fiocchi di neve comandando loro di trasformarsi in boccioli di speranza; questi, giunti a terra, si mutarono in Bucaneve, rincuorandola.
Da quel giorno si dice che basta raccogliere un bucaneve nella prima notte di luna dopo la fine di gennaio per essere felici tutto l’anno.

Un’altra leggenda cristiana, racconta che un giorno di febbraio Gesù aveva sete. Maria, sua madre, andò alla fontana, ma la trovò gelata e disse: “Come farò a dare l’acqua al mio bambino?”. La terra udendo le sue parole, fece spuntare dalla neve un bel fiore bianco dal quale la Madonna prese l’acqua per dissetare Gesù. Questo fiore era appunto il Bucaneve.
Nel linguaggio dei fiori significa speranza, consolazione, da donare per attestare la propria solidarietà . Il suo candore e la precoce fioritura lo hanno associato alla festa delle Purificazione di Maria il 2 febbraio (la Candelora) . Nei tempi passati le fanciulle lo raccoglievano per portarlo come simbolo di purezza. In un altro articolo avevo scritto che il 2 di febbraio era celebrato dai Celti con il rito di Imbolc, che aveva a che fare con il latte delle capre. Il bucaneve era infatti considerato dai Celti, il fiore di Imbolc.

Un’altra antica storia tedesca narra che Dio, completando la Creazione della Terra, chiese alla neve di scendere sui fiori per colorarsi un po’, ma tutti questi rifiutarono, eccetto il bucaneve. Così, da allora, per ricompensare il bucaneve, la neve lo lascia fiorire ogni anno prima che inizi lo spettacolo primaverile. Secondo un’antica narrazione moldava, successe in passato che la primavera – che era una bella donna – si tagliò un dito e crebbe un bucaneve dove alcune gocce di sangue cadute sciolsero la neve; così arrivò la bella stagione e risolse la disputa con la strega d’inverno che non voleva lasciarle il posto. Ma la bellezza di questo piccolo fiore bianco ha colpito anche numerosi poeti e scrittori del Settecento. In Inghilterra, il bianco puntiforme delle corolle arricchito dal verde brillante delle foglie viene chiamato “snow drop”. I poeti inglesi furono i primi ad essere ispirati dalla raffinatezza composta dello ‘snowdrop’, a partire da Samuel Taylor Coleridge nel 1797 fino a William Wordsworth (1770-1850) nel 1820; in Danimarca, invece, lo scrittore e poeta danese Hans Christian Andersen (1805-1875) compose la fiaba ‘Il Bucaneve’ (1863).

Beh, adesso quando vediamo un bucaneve accanto al sentiero abbiamo qualcosa in più per esprimergli il nostro apprezzamento.

Articolo postato da: Happy Owl Tracks

Annunci