Tutti gli anni da gennaio a marzo le valanghe tornano d’attualità.

Questo accade perché la montagna è sempre più frequentata anche da chi ha poca (o peggio, nessuna) esperienza. Come già detto molte volte, per fare in modo che resti una “bella giornata”, è molto utile affidarsi all’accompagnamento di un esperto, oppure avere mezzi e conoscenze necessari per prevenire certi rischi.

In occasione degli incidenti avvenuti in questi giorni in Friuli e in Abruzzo, voglio descrivere brevemente le valanghe e come sono classificate dagli esperti preposti al loro monitoraggio e studio.

Per prima cosa deve essere chiaro che per parlare di valanghe dobbiamo parlare di neve. Questi fenomeni non sono altro che distacchi di masse di neve, più o meno consistenti, che slittando su un pendio scendono verso valle. E’ importante sapere che la neve, quando è al suolo, subisce nel tempo numerosi metamorfismi dovuti a temperature, umidità, altre precipitazioni e che questi metamorfismi possono essere di tipo costruttivo e di tipo distruttivo. Le nevicate che nel tempo si susseguono formano degli strati sempre diversi che si sovrappongono l’un l’altro, ma che hanno delle caratteristiche fisiche e meccaniche differenti tra loro. Con il tempo e la variazione delle temperature questi strati sviluppano tensioni e forze che modificano la coesione della massa nevosa. I legami si indeboliscono e così nasce la valanga.

In ogni valanga è in genere possibile riconoscere la zona di distacco, la zona di scorrimento e la zona di arresto.

La zona di distacco è il luogo dove si origina il fenomeno . Può essere collocata in alto, in vicinanza di creste o dove c’è accumulo di neve portata dal vento e non c’è vegetazione. Perché una valanga si formi è necessaria una pendenza di almeno 30° (sotto il distacco è raro ma non impossibile).

La zona di scorrimento è l’area compresa tra il punto di partenza e la zona di arresto.

La zona di arresto, o accumulo è il punto dove tutta la massa nevosa rallenta e poi si ferma. In genere è un tratto ampio di pianura, un fondovalle o il versante opposto della valle o un fondovalle aperto.

Una volta si parlava di una classificazione fissa dei fenomeni valanghivi, negli ultimi anni invece si è dedotto che l’unico modo per caratterizzare una valanga è definire una serie di criteri che sono:

– se la valanga è spontanea o innescata

-se è a debole coesione

-se è una valanga di lastroni

-se è incanalata o di versante

-se è di superficie o di fondo

-se è radente ( attaccata al suolo) o nubiforme

-che tipo di neve è presente nella valanga , se asciutta, umida o bagnata

Le valanghe a debole coesione ad esempio il movimento discendente si origina a partire da alcune particelle di neve poco “coerente”, che cadendo coinvolgono altre parti fino a formare una vera e propria scivolata. La forma di questo tipo di valanga è quella detta “ a pera”. Queste valanghe in genere si formano su pendii ripidi (da 40°a 60°) e avvengono in presenza di neve fresca e polverosa e la loro estensione è più ridotta di quella delle valanghe a lastroni. Ma questo tipo di fenomeni possono nascere anche quando la neve è bagnata. In questo caso il peso della neve è maggiore e si possono innescare su pendii inferiori anche ai 30°. La loro velocità è però ridotta confronto a quelle di neve fresca.

Le valanghe di lastroni sono dovute al distacco improvviso di un intero fronte. Il movimento “spezza” il manto nevoso e il risultato è una frammentazione del manto dell’intero fronte, in tanti blocchi. Queste valanghe possono essere di fondo o di superficie, a seconda se si muovono strati superficiali o l’intero blocco. Quelle superficiali sono le più comuni. Le valanghe a lastroni si formano su pendii con inclinazione variabile dai 30° ai 50°, ma a volte anche su terreni meno ripidi. Nella maggior parte dei casi la rottura avviene per un aumento del carico sul manto nevoso, dovuto al passaggio di sciatori. In questo triste caso le valanghe sono “provocate”. Esse possono raggiungere velocità molto elevate e hanno molta accelerazione, tanto che durante il moto possono frantumarsi dando origine a valnghe di tipo nubiforme, che sono velocissime.

Le valanghe di neve umida (o bagnata) sono fenomeni lenti ma la neve con cui si formano queste valanghe è molto pesante; arriva a pesare anche 400 kg al m3.

Valanghe di questo tipo possono avvenire con neve a debole coesione, ma possono essere anche a lastroni, con distacco per linee spezzate. In genere questo tipo di valanghe avvengono nel periodo primaverile. La velocità di scorrimento è modesta ( 40-50 km/h) e visto che sono molto dense, travolgono e spingono verso valle tutto ciò che incontrano. In genere seguono percorsi prevedibili, tipo canaloni, profonde valli, impluvi.

In fine due parole sulle valanghe di neve asciutta. Queste si sviluppano su versanti ripidi e sono molto veloci, tanto che il loro movimento può raggiungere anche i 300 km/h. Da valanghe consistenti possono raggiungere lo stato “ nubiforme”. Queste valanghe sono dei veri e propri” killer”. Non seguono percorsi preferenziali, superano qualsiasi ostacolo e il loro spazio di arresto risulta essere molto superiore a quello delle valanghe radenti.

Articolo postato da: Happy Owl Tracks

Vedi anche : AINEVA, OSMER, ARPAV

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