Il Faggio (Fagus sylvatica) è un albero molto diffuso da noi in Italia, da Suda a Nord, copre vaste porzioni di territorio, creando un particolare biocenosi forestale: la faggeta.

Il bosco di faggi è diffuso sia sugli Appennini che sulle Alpi e caratterizza una vasta parte del paesaggio montano che impreziosisce con le sue vivacissime colorazioni stagionali: in autunno si tinge di varie tonalità dal rosso al giallo, mentre in primavera le sue foglie verde brillante si caricano di luce splendente.

Questo grande albero fa parte della famiglia delle Fagacee, la quale include anche, oltre ad altri che non elenco, i generi, che troviamo da noi, Quercus (le varie querce) e Castanea (il castagno). Il genere Fagus prende il nome dall’antico greco “faghein” che vuol dire mangiare. Dai tempi più antichi infatti, i frutti del faggio, le faggiole, venivano utilizzati come alimento sia dagli uomini che dagli animali domestici. Sylvatica deriva dal latino ” selva”.

I caratteri botanici di questa pianta ci permettono di riconoscerlo facilmente.

Può raggiungere i 35-40 metri di altezza e può raggiungere un diametro del tronco di oltre 1,5 metri. La corteccia è generalmente grigia (a volte può sembrare macchiata in base alla presenza di licheni) più o meno screpolata, a seconda dell’età dell’albero e la sua longevità arriva di solito a 150-160 anni (eccezionalmente sono stati trovati faggi di 300 anni). Il tronco è abbastanza lineare ed elegante, nelle fustaie spesso è dritto senza foglie basse, mentre negli esemplari isolati nei prati, si può presentare piuttosto contorto. La chioma è folta e densa negli esemplari isolati mentre in associazione risulta più ovale. Le radici non sono molto profonde e sono (40- 100 cm) ben sviluppate anche in ampiezza.

Le gemme sono molto caratteristiche, si presentano appuntite e ricoperte da una leggera peluria rossiccia. I fiori sono a sessi separati, anche se presenti sulla stessa pianta (è una pianta monoica), nella forma maschile sono degli amenti penduli, mentre i femminili sono eretti, riuniti a coppie e avvolti in una guaina di squamette scure.

Il frutto, la faggiola è ricoperto da una guaina quasi legnosa (achenio), matura in agosto- settembre ed è molto ricercato anche dagli animali selvatici.

La pianta fruttifica in modo discontinuo quindi a un anno di abbondante produzione seguono due o più, di fruttificazioni misere. Ogni 10 -15 anni invece si hanno delle produzioni eccezionali, dette di pasciona.

I faggi iniziano a fruttificare verso i 70 anni di età, mentre gli esemplari nati da polloni, iniziano molto prima. In autunno i frutti cadono vicino all’albero, restando in riposo per tutto l’inverno sotto la neve fino alle piogge primaverili, quando inizia una sorprendente germinazione. Questo avviene soprattutto vicino ai grossi faggi che il più delle volte, rubano luce e spazio alle plantule lasciando loro solo pochi mesi di crescita.

È una pianta che ha bisogno di molta acqua, da noi lo si comincia trovare dagli 800 metri in su, ma dipende molto dall’esposizione del pendio. Sulle Alpi dei bellissimi boschi puri si formano fino ai 1600-1700 metri mentre sull’Appennino questo albero lo si trova fino addirittura ai 2000 metri di quota .

Sulle Alpi e Pre Alpi venete il faggio c’è sempre stato. In Lessinia ad esempio, la sua presenza risale ancora prima della comparsa dell’Uomo, il quale poi con il suo secolare intervento, ha modificato radicalmente il paesaggio di questo altopiano montuoso. Il suo legno è stato per secoli utilizzato a vari scopi. Ha ottime doti di resistenza meccanica e si presta alla lavorazione. Viene utilizzato per la costruzione di mobili e altri arredamenti, oggetti di uso domestico, sembra che sia il migliore legno per produzione del carboncino. Ha importanza nell’industria della cellulosa e del compensato. L’utilizzo principale che l’uomo ha fatto di questo legno è come legna da brucio e come legna per la produzione del carbone, mediante l’antico metodo della carbonaia. Ma come ho già scritto, non solo il legno è importante per l’uomo. Le foglie ad esempio possono essere utilizzate come lettiera per gli animali nella stalla, come base nelle pozze d’alpeggio e come foraggio. Le faggiole, nei periodi di ristrettezze economiche, venivano tostate e utilizzate come caffè. I semi seccati e macinati davano un olio che veniva usato in cosmesi per la produzione dei saponi e addirittura per sofisticazione dell’olio di mandorle.

Articolo postato da : Happy Owl Tracks

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