Raccolta di racconti e testimonianze dei nostri vecchi sulla presenza di questo plantigrado nei territori montuosi delle Prealpi a cavallo tra Veneto e Trentino Alto Adige.

L’orso bruno (Ursus arctos) nel secolo scorso ( visto che l’articolo è vecchio si parla dell’Ottocento) aveva ancora una diffusione molto vasta in Europa e Asia, mentre ora si limita alle zone più impervie e selvagge.

Nei monti Lessini questo plantigrado è presente fin dalle lontane età preistoriche. Infatti reperti che ora si trovano nelle collezioni del Museo di Storia Naturale di Verona, sono stati trovati e estratti nelle brecce ossifere e nei depostiti delle grotte, talvolta associati a quelli del grande Orso delle caverne (Ursus speleus).

Nei primi decenni dell’Ottocento, alcuni documenti scritti testimoniano la presenza dell’orso in tutta la Lessinia, mentre più tardi si hanno notizie della sua presenza solo di sporadiche apparizioni. Si po’ così ritenere che nella seconda metà del secolo questa fiera fosse ormai scomparsa e che i pochi esemplari avvistati allora provenissero dal vicino Trentino. Come per altri carnivori la scomparsa dell’orso fu determinata dalla progressiva riduzione del suo habitat naturale per mano dell’uomo. A differenza del lupo, sull’orso si hanno meno notizie, forse per il fatto che allora veniva considerato meno pericoloso del canide. Infatti la sua indole, la sua dieta onnivora e il periodo dell’anno trascorso in “letargo”, era considerato animale poco pericoloso nei confronti dell’uomo. Sono noti pochissimi casi di aggressione verso esseri umani e non vi sono stati episodi di morti causati da attacchi da parte di questo colosso. Più frequenti invece i danni verso animali domestici. Questi fatti che sono riportati dalla tradizione sono conosciuti da poche persone anziane, mentre la stragrande maggioranza dei montanari (degli anni Settanta del Novecento) non ricorda nulla. L’area in cui era più presente, sembra sia stata la Lessinia centrale, quindi zona di Bosco Chiesannuova, Roverè Veronese, Velo. Racconti, dicerie e espressioni popolari raccolti dalla viva voce dei testimoni dicevano che gli orsi erano presenti a gruppi ma non erano tropo pericolosi.

A.Corradi  originario di Velo Veronese, negli anni Settanta diceva che i suoi nonni erano vissuti quando ancora c’erano gli orsi e che bisognava custodire bene le pecore perché correvano il pericolo di essere mangiate dagli orsi. Per le vacche invece non c’era pericolo perché più grosse e anche perché sono sempre in “s-ciapò” ( radunate insieme), ma i vitelli potevano perdersi. I vecchi dicevano anche che quando nelle Gozze (sentiero delle Gosse che porta da Giazza fino ai Parpari, percorso oggi dal sentiero europeo  E5) le vacche venivano radunate durante la notte ma più per paura dei ladri che degli orsi. Il vaccaro era obbligato a dormire dai padroni nel bàitel, che era una specie di cassone di legno lungo due metri e che veniva posizionato vicino alle bestie per farci la guardia.

Un altro testimone dice che si sentiva spesso raccontare dai vecchi che gli orsi avevano la tana nelle “Gozze” dicevano che una vecchia, di cui non ricordavano il nome, aveva chiuso le sue pecore nel baito su ai Parpari. Il baito aveva la porta fatta con assi di legno che col tempo erano marcite e così alcuni orsi durante la notte erano riusciti a abbattere la porta e portare via e sbranare le pecore della signora. Il giorno dopo la vecchia pensò ai ladri ma vedendo i brandelli di pelle in giro e le orme di orso capì cosa era successo.

Sul fianco Nord Est del Monte Purga, di Velo c’è un toponimo cimbro, la “Perbalte” che significa il bosco dell’orso ( Per/ Wald). La presenza dell’orso in questo luogo è testimoniato da racconti che narrano che i nei pressi di contrada Croce (Azzarino), vivevano molti orsi e la gente ne aveva paura. A volte venivano cacciati col fuoco soprattutto quando le persone dovevano girare di notte. Bastava un piccolo fuoco o fiaccola per impaurire le fiere. Sembra che i “ volti barbari” (caratteristiche gallerie nelle quali si rigiavano le persone), siano stati costruiti per sfuggire agli attacchi degli orsi ( e dei briganti…). In realtà l’orso è timido e riservato. Si muove di notte ed è difficilissimo vederlo chiaramente e da vicino di giorno, a meno che non capiti di trovarsi in mezzo alla mamma con i suoi cuccioli.

In Lessinia ci sono numerosi toponimi che ricordano la presenza di orsi. Ma in tutto il novecento vi sono state solo poche sporadiche apparizioni di questo animale che poi si è rifatto vivo qualche anno fa di passaggio.

Fonte dei racconti:I quaderni del Parco, Attilio Benetti, 2003.

Vedi anche: Museo Camposilvano

Articolo postato da: Happy Owl Tracks

Annunci