Posto la prima parte di un articolo che riguarda uno dei grandi carnivori più affascinanti che abbiamo sul nostro territorio: l’Orso Bruno.

L’orso bruno è un mammifero plantigrado, carnivoro e monogastrico anche se dal punto di vista alimentare è considerato un animale “onnivoro opportunista “.

Si nutre in genere di vegetali, insetti e micro mammiferi (anche quelli trovati morti), animali domestici come le capre e le pecore e animali selvatici che caccia nel bosco. E’ un animale solitario che si muove soprattutto al crepuscolo o di notte, vive mediamente 25-30 anni e raggiunge la maturità sessuale in torno al 4° anno di vita. Il periodo degli amori è tra i mesi di maggio e giugno e partorisce da 1 a 3 piccoli nei mesi di gennaio e febbraio quando mamma orsa è ancora nella tana del letargo invernale. La femmina partorisce solitamente ad intervalli di due anni. I piccoli alla nascita pesano intorno al mezzo chilo. Dopo un anno possono arrivare a pesare anche 40 kg , mentre in età adulta raggiungono 180-200 kg se sono maschi mentre se sono femmine arrivano ai 150 kg.

L’orso bruno in inverno ha la caratteristica di andare in ibernazione, che è un adattamento caratteristico ai rigori dell’inverno. Praticamente rallenta il suo metabolismo consumando meno energie possibile e trascorre così gran parte della stagione fredda, fino a marzo (se le temperature lo permettono ed è un anno propizio). Durante questo periodo di ibernazione, che avviene in cavità naturali, l’orso subisce delle modificazioni fisiologiche importanti come la riduzione della temperatura corporea e dei ritmi circadiani (frequenza cardiaca e respiratoria) oltre a una notevole perdita di massa e conseguentemente di peso corporeo.

Gli orsi sono legati all’ambiente forestale. Solitamente vivono a densità molto basse ( 2-3 adulti ogni 100 kmq in ambiente alpino) e non occupano esclusivamente dei territori che poi difendono da con specifici. I loro home range, possono sovrapporsi senza conseguenze se frequentati in momenti diversi. Per trovare cibo a sufficienza gli orsi si muovono tutto l’anno e percorrono centinai di chilometri durante il loro cammino. All’interno di queste zone di spostamento ci sono vari ambienti naturali che servono a seconda dei bisogni dell’animale.

I segni di presenza dell’orso sono mediamente evidenti. Vanno dai peli, persi durante gli spostamenti, alle orme e escrementi. Per i più esperti indici di presenza di orso sono i graffi che lascia sugli alberi, i versi ( anche se è un animale molto silenzioso e timido in casi rarissimi emette delle vocalizzazioni chiamate rugli). I danni fatti dall’orso come si può immaginare sono evidenti e riguardano in genere allevamenti di ovini e caprini, culture agricole e attività di apicoltura. Già perché l’orso è molto ghiotto di miele !

 

Le origini dell’orso bruno (Ursus arctos) sono molto antiche. Sembra che apparve prima ancora dell’orso delle caverne (U. speleus), intorno a 1,5 milioni di anni fa. Si diffuse in gran arte d’Europa dove tutt’ora è ancora presente, anche se non in gran numero. Lo troviamo in Scandinavia, Russia, Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Svizzera, Romania, sui Balcani e in Austria. E’ un animale erratico e copre molti chilometri nei suoi spostamenti.

Numerosi documenti storici testimoniano che questo plantigrado era presente in tutti gli ambiti di pianura ( alta e bassa) dell’Italia settentrionale e dell’arco alpino. In passato veniva ovviamente cacciato senza pietà da tutte le popolazioni di questi territori. In Friuli Venezia Giulia ci sono testimonianze del 1700 di orsi presenti abbondantemente nei boschi ella Carnia. Ma anche nel Regno Lombardo Veneto erano presenti numerosissimi esemplari che, a seconda delle circostanze, depredavano e mangiavano tutto quello che trovavano sulla loro strada ( secondo le leggende …). Purtroppo la forte pressione cui l’uomo ha sottoposto questo animale nei secoli, ne ha ridotto drasticamente gli esemplari e ha favorito un frazionamento di tutte le sue popolazioni sparse sul territorio. Ad esempio in Friuli la presenza dell’orso subì un’ inarrestabile contrazione fino a che nel 1911 nei boschi selvaggi della Carnia, esattamente a Sauris (Ud), venne abbattuto l’ultimo esemplare  (v. foto). Fino a metà degli anni ’60 del Novecento la specie non fece più ritorno in Friuli e le prime segnalazioni di presenza risalgono al lontano 1965 nel territorio delle Prealpi Giulie e addirittura nel 1970, quando un orso bruno viene ripescato in mare nel Golfo di Muggia (Ts) (fonte Regione FVG).

Fino a metà degli anni ’80 la presenza regolare dell’orso in FVG resta però limitata al territorio di Tarvisio, zona di confine e delle valli del Natisone (sempre zona di confine con l’allora Yugoslavia). Sporadiche apparizioni ci furono anche nell’ambito delle Prealpi Giulie.

Nel 2017 l’orso è presente stabilmente in Friuli e non solo. E’ protetto da norme nazionali e comunitarie. La direttiva CEE 92/43/ relativa alla conservazione degli habitat annovera l’orso tra le specie protette di interesse comunitario. In Italia c’è l’obbligo di monitoraggio, cosa che in altri Paesi non avviene. La legge 11.02.1992, n. 157 inserisce l’orso tra le specie particolarmente protette.

Da noi è vietato a chiunque abbattere, catturare o detenere esemplari di orso.

Continua con la parte II

Le informazioni sono state raccolte da:

  • rivista del CAI gennaio, 2011.
  • Orso Bruno, opuscolo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, 2009.

Introduzione: Rivista del CAI gennaio 2011

Articolo postato da: Happy Owl Tracks

 

 

 

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