Mi riaggancio all’antico calendario dell”Homo Sapiens”  di cui ho accennato in un precedente articolo e posto questo interessante aricolo sull’imminente arrivo dell’apice dell’inverno. I giorni detti della Merla e il giorno della Candelora

Nella foto c’è una vecchia  rappresentazione della Ruota dell’Anno.

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Nella società moderna molti ritmi che in passato scandivano il trascorrere del tempo ed erano sottolineati con la celebrazione di grandi feste, sono stati dimenticati in favore dell’adozione di un tempo lineare e piatto che scorre uniforme, sempre uguale a sé stesso, irreale e piatto. Lo chiamerei un tempo meteorologico in cui i soli fattori climatici ci ricordano l’alternanza delle stagioni ( sempre meno aggiungerei…).

Un modo per restituire allo scorrere della nostra vita quotidiana l’andamento che le è proprio, è cercare di rivalutare le differenze di “qualità” del tempo.

Come? Accantonando l’idea dello scorrimento piatto della Linea Temporale e recuperando, invece, il concetto antico dell’andamento a spirale della Ruota del Tempo, con cui i saggi di ogni antica cultura arricchivano le stagioni di proprietà e significato.

Ma come possiamo riconoscere le proprietà del tempo rispetto al nostro calendario?

Un buon modo può derivare dalla tradizione delle feste Pagane (dal lat. Pagus, villaggio. I pagani erano gli abitanti dei villaggi) europee della Ruota dell’Anno che – pur con le dovute differenze – non è difficile collegare alle antiche feste mediterranee greche e romane o precedenti, ancora riconoscibili in tanti rituali agricoli e non anche da noi in Italia.

Le feste tradizionali della Ruota dell’Anno, che oggi portano quasi sempre nomi celtici (visto che quelli latini sono stati cambiati dal sovrapposto significato cristiano), si susseguono in una danza mitologica in cui i due Principi Divini – il Femminile e il Maschile, la Dea e il Dio – intrecciano e manifestano le loro energie imprimendo alla Ruota il movimento. Le cerimonie festive, pur essendo legate alle fasi solari, solitamente si svolgono di notte e ricalcano le feste stagionali tipiche dell’Europa pre-cristiana Queste festività raccontano la vita del Dio e della Dea, attraverso miti differenti da luogo a luogo.

Ma ovunque il loro movimento è un ciclo di cambiamento e trasformazione: nascita, crescita, maturità, morte, riposo e rinascita rivelano i misteri dello spirito che cambia forma incessantemente lungo lo scorrere del tempo terreno.
Ogni anno la Ruota si ripete ma non è mai uguale. Uomini, animali e piante fanno parte dello stesso destino. La maggior parte delle feste della Ruota dell’Anno prende il nome celtico e germanico delle relative feste religiose pagane. Lo storico Ronald Hutton attribuisce questo all’influenza della fine del romanticismo secolo.

A gennaio fa freddo, c’è il gelo e siamo ancora in pieno inverno. La natura riposa e i ritmi restano calmi ma lentamente ci stiamo avvicinando al momento che gli antichi Celti celebravano con il nome di Imbolc, il 2 febbraio.

Imbolc da noi è conosciuto grazie alla Chiesa come Candelora (festa delle candele), ed è la celebrazione di Brigid, Dea del fuoco (che porta luce e energie) e dell’ispirazione. È la festa della luce crescente, del Sole giovane che muove i suoi primi passi; è il tempo degli inizi e della luce dell’ispirazione. Il nome di questo momento dell’anno in cui le giornate si sono allungate in modo evidente anche per gli esseri umani, sembra che abbia origine silvo-pastorali. Questo momento coincide con il ritorno della fertilità delle pecore. Il nome prende origine dal latte delle pecore, poiché la celebrazione coincide con il primo fiorire del latte nelle mammelle delle femmine che avviene circa un mese prima della stagione della nascita degli agnelli. Questo sottile segnale di ritorno della fertilità era il primo di una serie di eventi che annunciavano il rifiorire della vita sulla terra e, per la tribù o il gruppo, segnava l’urgenza di cominciare un nuovo ciclo di attività. Il nome Imbolc si fa derivare da “m(b)lig” (latte) e significa “lattazione”. La festa era chiamata anche Oimec, termine che deriva dal celtico antico “Ouimelko” (latte della pecora).
Questa è la festa più intima e raccolta dell’intero anno: all’interno delle palizzate che circondano il “caer”, chiusi nelle capanne coperte di neve, raccolti intorno al fuoco caldo e crepitante, le famiglie celtiche ascoltavano le storie del proprio clan, rendevano omaggio alla Dea Brigid e si preparavano al risveglio del mondo.

Febbraio è un buon momento per purificarsi dai malanni dell’inverno (il nome Febbraio deriva dal latino februare ovvero purificarsi).

Molte persone ancora oggi celebrano Imbolc accendendo fuochi o roghi propiziatori nei boschi. Chi non può accendere fuochi accende candele che porta in giro per la casa a illuminare le stanze. Può essere una cosa simpatica da fare insieme ai bambini, spiegando loro il significato delle candele, della stagionalità e del passare del tempo. Può essere un modo curioso di spiegare loro qualcosa di semplice ma importante. Qualcosa che difficilmente viene appreso dalla televisione, dai tablets e dagli smartphones.

Articolo postato da: Happy Owl Tracks

 

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