Ci sono storie che quando vengono lette o ascoltate lasciano un segno profondo in ognuno di noi.

Quando avevo circa dieci o undici anni, mi capitò sotto mano un foglio di giornale con la foto di un mucchio di rifiuti sulle rive di un fiume. Ero a casa di un amico e insieme stavamo facendo una pausa dai compiti pomeridiani.

Sua sorella più grande, un’ambientalista convinta, studente universitaria e amante della natura, cominciò a parlarci del pianeta, del suolo ..bla bla bla…e di uno scrittore che stava leggendo in quel periodo che era un certo Henry David Thoreau. Io nella mia ingenuità associavo la parola scrittore a Giacomo Leopardi ( .. sicuramente degno di ammirazione ma non mi invitava troppo), ma quello che disse la ragazza su questo Thoreau mi colpì molto.

Da allora sono passati mooolti anni e da tempo ho scoperto che quel Thoreau non è stato solo un semplice scrittore, filosofo, teorico, ma era molto di più. In questo articolo riporto i tratti che mi hanno più colpito di bella introduzione al suo saggio che preferisco “ Camminare”, tratta da una edizione del 2009 di Saggezze di Oscar Mondadori, con l’invito a chi è interessato, di leggere il saggio intero.

Quanti nomi ha la speranza? Ogni utopia rivoluzionaria, ogni fede ha concepito i suoi: amore, giustizia, libertà, fraternità, redenzione, progresso; ma il sogno originario che vive nel profondo dell’anima umana è sempre stato quello che nei miti religiosi, nelle letterature e nelle leggende popolari coincide con un “ cammino”: il lungo, eroico, esaltante, cammino spazio temporale, del ritorno verso la fonte originaria dell’essere, l’età dell’oro e il paradiso perduto. In infiniti modi si è esplicato nella storia questo anelito insopprimibile del genere umano, ma si può dire che, poco più di due secoli fa, tra Europa e Stati Uniti, l’antichissimo sogno cominciò improvvisamente a smarrire- almeno in parte- le sue connotazioni mitologiche e religiose per assumere a poco a poco una veste che potremmo definire scientifica e moderna. Pensiamo alla voga dei viaggi e delle esplorazioni che spinse tanti intellettuali e scienziati ad allargare enormemente gli orizzonti della conoscenza. Pensiamo a Jean- Jacques Roseeau, che nella seconda metà del Settecento, nelle riflessioni di “camminatore solitario”, vagando per boschi e valli si sente rapire dal fascino delle piante e delle più umili erbe, e scopre l’immenso potere rigeneratore e purificatore della natura incontaminata e selvaggia.

(…) A partire dalla fine del Settecento la Rivoluzione industriale- iniziata in Inghilterra e rapidamente dilagata in tutto l’Occidente- creò i presupposti per una reazione culturale ai primi segnali di trasformazione del mondo , destinata a farsi irreversibile: crescita demografica impetuosa, esplosione dei conflitti sociali, estendersi dell’urbanizzazione, costruzione di ferrovie e strade, inquinamento dell’aria e delle acque, sfruttamento del suolo.

Gli spiriti più sensibili e le intelligenze più chiaroveggenti cominciarono ben presto a rendersi conto del disastro immane che si stava generando. (…) uno degli aspetti del disastro, che si manifestarono sin dai primi dell’Ottocento, fu la distruzione della wilderness, ossia delle terre che mai prima di allora erano state contaminate o trasformate dalla mano dell’uomo ( a caccia di spazi nuovi da sfruttare).

(…) Del resto, non avevano già detto gli antichi saggi che la deambulatio è il rimedio sovrano di tutti i mali, soprattutto quelli che affliggono l’anima?

(…) la natura che noi definiamo selvaggia- pensava Thoreau, e con lui tutta la tradizione del Trascendentalismo—è in realtà più sapiente della nostra stessa ragione, perché possiede in se stessa una capacità di equilibrio infinita, di armonia, autocontrollo e guarigione. Esattamente quello che i medici –filosofi com Avicenna e Ippocrate chiamavano vis-medicatrix naturae , potenza naturale medicatrice.

Il saggio “Camminare” ( Walking, titolo originale) è stato visto e rivisto dallo scrittore per una decinna d’anni durante i quali lo rielaborò più volte. Fu dato alle stampe nel 1862 (e stampato l’anno dopo), poco prima della sua morte avvenuta a Concord (Massachuttes) all’età di soli 45 anni.

La sua fu una vita intensa e coraggiosa, una vita che lo ha portato ad essere il precursore delle moderne teorie ambientaliste e animaliste. Uomo dei boschi, della forza, anarchico e utopista, sin da giovane manifestò la volontà di esprimere le sue idee attraverso scritti e conferenze. Ma soprattutto ( e questo fa la differenza) nelle azioni concrete della vita. Coraggioso e indipendente si appartò per due anni nella foresta di Walden Pond (adesso questo luogo è una meta turistica…), in completo isolamento e autosufficienza.

Fu lui ad inventare il moto “ disobbedienza civile” poi ripreso da altri e destinato ad essere utilizzato con successo nel Novecento, inventato nell’atto di opporsi all’aggressione militare degli US contro il Messico, nel 1846.

Questo è solo uno spunto indirizzato a quelli che vogliono leggere qualcosa di diverso, di nuovo, qualcosa che possa far cambiare, anche di poco, la percezione di quello che siamo o che possiamo essere. Avvicinarsi ai ritmi naturali è importante. Thoreau, come tanti altri, ci può aiutare a capire che il mondo non è solo quello che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni. Il mondo è fuori, ci circonda ha un passato, un presente, un futuro. Noi, che lo vogliamo o no, ne facciamo inesorabilmente parte.

Post: Happy Owl Tracks

Vedi anche: M. Jevolella

 

 

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