Tra le attività didattiche con i bambini quelle con i  licheni, mi appassionano particolarmente.

E’ molto impertante sensibilizzare i più piccoli su temi come l’ambiente, l’aria e  l’ inquinamento atmosferico, ed è altrettanto importante far capire loro cosa si può fare per evitare certi rischi.

Posto questo interessante articolo tratto da: Architettura Sostenibile

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L’aumento dell’inquinamento atmosferico dovuto, non solo al riscaldamento domestico, ma anche in gran parte allo sviluppo del traffico veicolare commerciale su gomma e alla diffusione degli inceneritori – per produrre energia termoelettrica – ha portato i tecnici dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, oggi ISPRA, a promuovere un progetto nazionale di studio della qualità dell’aria tramite i licheni epifiti.Vediamo brevemente come funziona il biomonitoraggio e quali regioni hanno aderito.licheni sono degli organismi viventi solo in apparenza semplici, in realtà sono composti da: un fungo (micobionte) e da un’alga (foto bionte) specializzatisi per vivere in perfetta simbiosi. Si trovano in quasi tutti gli ambienti terrestri, dalla montagna al mare, riuscendo a sopravvivere anche in ecosistemi fortemente antropizzati. Tutte queste peculiarità hanno fatto sì che i licheni venissero preferiti ad altri tipi di bioindicatori per rilevare le emissioni nocive in atmosfera. Molti li avranno visti sulle facciate di edifici particolarmente vetusti o sulla corteccia di vecchi alberi. Li riconosciamo grazie alle loro patine pelose –costituite da cespuglietti di lobi– di diversi colori a seconda della specie. Ciò che gli architetti conservatori e restauratori sicuramente sapranno bene è che tutti i licheni sono deleteri per i monumenti in quanto trasformano e disgregano il supporto su cui si attaccano, per cui devono essere rimossi. Forse pochi sapranno invece che i licheni possono essere utilizzati come bioindicatori dell’inquinamento atmosferico e ciò grazie alla loro particolare sensibilità, anche a minime concentrazioni entro i limiti di legge, nei confronti di sostanze tossiche quali: anidride solforosa e ossidi di azoto. In pratica, i licheni non hanno la possibilità di liberarsi delle sostanze contaminanti accumulate al loro interno –precisamente nel tallo– tramite meccanismi di escrezione attiva, come fanno invece le piante superiori. Sin dagli anni ’80 del secolo scorso, in altre parti d’Europa si è dimostrato che questi organismi rispondono con relativa velocità alla diminuzione della qualità dell’aria e possono ritornare a colonizzare, in pochi anni, in contesti urbani e industriali qualora si verifichi un miglioramento delle condizioni ambientali.Il progetto di ricerca avviato alcuni anni fa si è basato su un vero e proprio protocollo pubblicato dall’ANPA nel 2001 “IBL Indice di Biodiversità Lichenica”, il quale consente agli studiosi di misurare in modo uniforme l’indice di biodiversità lichenica (IBL) e poi di poter comparare i dati ottenuti nelle diverse stazioni di monitoraggio. Il campionamento consiste nell’installare un reticolo in una serie di tronchi di alberi scelti in base a dei requisiti definiti nel protocollo.

E’ un lavoro molto intertessante e utile come abbiamo visto, adatto a qualsiasi scuola che voglia favorire le attività didattiche all’aria aperta, nelle aree verdi della città. Varie Associazioni di Educazione Ambientale si occupano con serietà e passione anche di questo argomento.

Post: Happy Owl Tracks

Articolo: Architettura Sostenibile 

Vedi anche: La Raganella onlus

 

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